Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perchè si capisce - si tocca con gli occhi- che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato.
Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione. (...)
Io non credo che possa finire. Ora che ho visto cos'è guerra, cos'è guerra civile, so che tutti, se un giorno dovesse finire, dovrebbero chiedersi: e dei caduti che facciamo? perchè sono morti?
Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano.
Forse lo sanno unicamente i morti, e solo per loro la guerra è finita davvero.
(Cesare Pavese, La casa in collina)

2 commenti:
Se ci penso mi immagino un fiume, un fiume che scorre e che lava via con l'acqua altra acqua, sporca di fango e di bruttura. Un fiume in cui i gorghi sono i volti di uomini che hanno rimesso nelle nostre mani un'Italia nuova in potenza, giusta in potenza, libera in potenza. Triste, dopo 53 anni, non aver ancora reso quella potenza atto. ALè
Se provi a aprire la finestra Capataz,
e coi tuoi occhi guardi fuori, quante persone che non contano
e invece contano e si stanno contando già,
stanno soltando aspettando un segno, Capataz.
Questo vecchio segno,
quando cambia il tempo,
quando cambia il tempo
arriverà.
Questo vecchio legno,
quando si alza il vento,
quando si alza il vento navigherà."
(F. De Gregori, Capataz)
Prima o poi il vento gira, alè. prima o poi gira, guarda.
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