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giovedì 31 gennaio 2008

libri del freddo Gennaio



Gerald Durrell, L'uccello beffardo: Ironico, british, imbevuto di conoscenze enciclopediche, a suo agio in mezzo alla giungla e seduto alla tavola dell'ambasciatore: se Durrell fosse ancora vivo, sarebbe sulla lista dei miei papabili mariti.



Margaret Atwood, La donna che rubava i mariti: quattro donne interessanti. Peccato che parlassero sempre e solo dei loro mariti fedifraghi. Ehi, ma io sono davvero una rintronata hyper-spiritual e neo-hippie come Charisse?! Letto dal mio punto di vista, è un libro che ti sbatte in faccia quante volte ci si rovini la vita da soli.




Dacia Maraini, Colomba: ronnfff...zzzz....ronf..zzzz... abbandonato a pagine 80. E dire che La lunga vita di Marianna Ucrìa mi tenne sveglia la notte.





Rudyard Kipling, Puck il folletto: faccio sempre un pò fatica a seguire le vicissitudini delle tribù barbare del Nord. Mi immagino i personaggi tutti uguali, come uno stuolo di cloni leghisti. La parte invece sui legionari romani era bellissima.



Giovanni Falcone con Michelle Padovani, Cose di Cosa Nostra: immenso.




Yasunari Kawabata, Immagini di Cristallo: meno interessante di altri. Ma pur sempre piattaforma di lancio per permettermi di fantasticare di una mia rinascita in una casa di geishe a Tokyo. Non riesco a credere che anche il dolce Kawabata si sia ammazzato con un coltello in pancia.

Upcoming:

-

Adam Haslett, il principio del dolore: "In un quieto soggiorno un fratello e una sorella non piú giovani preparano la tavola per un ospite amato, da tanti anni lontano. In una abitazione isolata un giovane medico sta per visitare una donna che ha quattro dita amputate da una misteriosa ferita. Nella casa paterna, ormai vuota dei genitori defunti, un ragazzo aspetta da un altro ragazzo la brutalità piú estrema pur di dare senso alla propria esistenza. Sempre, nei luoghi dove Haslett ambienta la propria narrazione, si compie una via crucis lancinante e si manifesta al tempo stesso, in tutta la sua trepida gloria, l'epifania della vita"

-
Kader Abdolah, Il viaggio delle bottigle vuote. L’alter ego dell’autore e protagonista del libro Bolfazl, è un esule iraniano che ha trovato rifugio in Olanda. Nonostante le difficoltà che deve affrontare in questa nuova esistenza, vive il suo stato di esule con grande forza d’animo, sensibilità e con il desiderio di comprendere e la volontà di integrarsi. Nel suo cammino è aiutato dal vicino di casa René, un ex artista, sposato e con una figlia, che scopre di essere omosessuale.

-

Oliver Sacks, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
"Rispetto alla normalità, che è troppo complessa per essere capita, e tende a opacizzarsi nell'esperienza comune, tutti i "deficit" o gli eccessi di funzione, come li chiama la neurologia, sono squarci di luce, improvvisa trasparenza di processi che si tessono nel "telaio incantato" del cervello."

domenica 27 gennaio 2008

just in case

Sono veramente brava a perdere tempo e a operare le soluzioni più kitsch partendo da innocui elementi.







Ma almeno, se non sopravvivo all'influenza, passerò alla storia con un' immagine ricca di un cupo allure che non ho mai avuto in vita, e di uno strabismo di cui mi accorgo sempre più.

mercoledì 23 gennaio 2008

febbre






sentirsi
fottutamente
inadeguata
come ai tempi delle scuole

sperare che qualcuno
ti ritragga
nuda
e
lievemente fuorifuoco
per non sembrare mai ferma

non avere parole
perchè troppe
sono finite ingoiate

tuttadiversa
vorrei sentirmi

ritmica fatale precisa
e non
oh, so miserable!

insomma
sentirmi
più viva.

lunedì 21 gennaio 2008

Clemclem.

Chi si ricorda il jingle clementoni degli anni 80 che ci trillava nelle orecchie "clemclem"? Per l'appunto, l'infausto bisillabo mi rompeva le balle già dall'epoca.

Esticazzi, lo chiamano pure Clemente. Come la giustizia. E lui cosa fa, non risponde al telefono? A uno che si chiama Romano come l'impero e Prodi come i cavalieri?
Non risponde al telefono? E quando ha tirato su la cornetta dopo 48 ore cosa ha detto, scusa Romano ero in doccia?

Che poi. Si è offeso perchè non abbiamo solidarizzato abbastanza.
Cosa dovevo fare, crinibus passis scissaque veste, andare a Ceppaloni con la schisceta che magari la signora aveva le balle girate e non aveva messo su la cena?

Che poi. Tutto il partito si dimette perchè la signora è inquisita. Solidarizzano cosi tanto, che io delle domande me le farei.

Che poi. Perchè non si sono dimesse tutte le senatrici democratiche per solidarizzare con Hillary all'epoca della fellatio cornifera?

Che poi. Il nostro lidèr, al capezzale della mamma, trova il tempo di chiamare Cuffaro per solidarizzare. Mattepossino.

Che poi. La Cei ci dona un raggio di speranza dicendo che l'Italia è sfilacciata. Almeno la coop mi dice che la coop sono io. E non dico qui cosa si sta sfilacciando, anche a me che sono una donna.

"Ora sarà finalmente chiaro che le minacce a questo governo venivano dall'ala moderata."

L'unica cosa intelligente del giorno la dice Diliberto. Un cognome che è speranza di affrancarsi e da schiavi passare a uomini liberi.

Esticazzi.

domenica 20 gennaio 2008

oh my.

Ohhh guardate!

http://www.potatoparade.co.uk/default.aspx?userid=35e44d11-fed4-4539-831a-eb28ca01d2a3

La nigna è questo.
La donna dei disegni che mi dicono che sono un angelo.
La donna dell'M&M's offerto nel buio di un cinema.
La donna che condivide con me i suoi progetti visionari.
La donna della Potato Parade.

sabato 19 gennaio 2008

che cazzo.

Anni che ci penso.
E che cazzo.

Come nota Franco –e non è la sola- la qualità di movimento e l’impostazione corporea che poi andarono a confluire nella Graham Technique erano profondamente innovatrici e permettevano al corpo femminile di rivelarsi in qualità inedite, ma il repertorio di figure femminili proposto da Graham non si distaccò mai del tutto, né troppo profondamente, da modelli in qualche modo già presenti nella storia della cultura femminile, e che, infatti, erano tratti dai grandi archetipi della mitologia e della religione. Ciò che fu, però, realmente pionieristico e di assoluta importanza rispetto al discorso femminile contemporaneo fu il fatto che tali archetipi fossero tradotti in danza, e che al corpo della donna, grazie alla tecnica espressiva di Graham, venisse conferita la possibilità di farsi portatore non solo della cifra del grazioso, ma del dolore, della fatica, e della passione. La novità non era, né poteva essere, nella scelta dei ruoli femminili, ma nel fatto di tradurli in corpi vivi: la rivoluzione non stava nel presupporre una femminilità assassina, egoistica, conquistatrice, passionale; di tali caratteristiche si erano fatte portatrici, primae inter pares, le donne della tragedia greca. Tuttavia, una Medea scritta su carta era ben diversa da una Medea che, sul palcoscenico, ruota su se stessa aggrappandosi ad una fune-cordone ombelicale, e una Giuditta decapitatrice dipinta era, forzatamente, immagine meno violenta di una danzatrice che, in carne ed ossa, mostrasse le mani che avevano decapitato Oloferne. La rivoluzione stava nel porre quelle qualità e quelle azioni all’interno di un corpo femminile, che si ritrovava cosi ad essere considerato non più e non solo in virtù delle facoltà relative all’ambito sessuale nelle sue limitate connotazioni – il peccato, la tentazione, la facoltà riproduttiva. Le donne si appropriavano qui di una parità che non si riduceva al mero connotato sessuale – trappola in cui caddero molte delle femministe venute dopo Graham- ma si appropriavano della parità di sguardo e di rielaborazione della realtà, e della possibilità di usare il loro corpo per se stesse, e a prescindere dalla dimensione sessuale. Mostrando concretamente che il corpo delle donne non era fatto per compiere solo azioni significative e produttive rispetto alle necessità maschili, e che una donna in scena poteva compiere un atto creativo senza per questo necessitare la collaborazione di un partner, le danzatrici di Graham stabilirono per la prima volta nella storia del genere femminile una parità di fatto, che, benché possibile solo all’interno del microcosmo della performance, veniva posta in grande visibilità di fronte a tutta la società contemporanea.

In questi anni, dunque, Graham sperimenta una vastità di ruoli e temi che permettono di delineare, sulla scorta delle categorie antropologiche citate in precedenza, un progetto antro-poietico attraverso cui la danza americana e il suo pubblico scoprono e riscoprono ruoli e prerogative di genere, e attraverso cui le donne per la prima volta nella storia possono gestire il processo di elaborazione dei significati secondo un proprio progetto e punto di vista.

Di antropo-poiesi si può in effetti parlare proprio perché, lavorando con sole interpreti donne per il primo decennio della sua carriera, tali interpreti si fanno carico, sotto la guida e lo sguardo di insieme di Martha, dell’esplorazione di tutte le declinazioni del femminile, ma anche, e inevitabilmente, di aspetti e prerogative fino a quel momento reputate appannaggio delle dramatis personae di sesso maschile, quando non di ruoli maschili in senso stretto. Per un decennio cruciale nella storia americana, compreso tra il 1929 e il 1938, negli anni della Grande Depressione economica e dell’incertezza sociale, un gruppo di artiste guidate da una donna con ruolo dirigenziale a livello sia artistico che imprenditoriale, ridisegna i confini di tutto ciò che la donna americana può rappresentare, nel suo ruolo sociale ancor prima che scenico, arrivando cosi a mettere in scena un universo drammaturgico popolato di sole donne, infine in grado di evocare sulla scena la completezza e l’organicità di un patrimonio comune. Alle danzatrici, inoltre, questa sperimentazione permetteva di guardare a se stesse, oltre che ad interpreti complete sotto il punto di vista artistico, a donne che in scena erano invitate a mostrare di loro stesse anche ciò che femminile non era, e di legittimarlo all’interno di un sistema – esperienza evidentemente preclusa alle donne contemporanee fuori dal contesto spettacolare ed artistico.

mercoledì 16 gennaio 2008

e il resto, che è silenzio

è tutto cosi forte
so che lo sai
vorrei non saperlo
anche se non lo sapessi
lo sentirei
ti sentirei

e altro non so e non serve sapere


(c'è una parentesi che farcisce molti
miei troppi
discorsi miei
e
curva
sostiene
certe mattine il mio cielo
e non so liberarla
nessuno lo sa fare
nè può
e resta abbracciata quell'essenza
lucida e legnosa
abbracciata s'addormenterà lentamente
e poi
poi
andrà

?)

alma mater

Gentile Professore,

non studio presso il suo ateneo ma in quanto studentessa sento il dovere di ringraziare Lei e i colleghi che si sono esposti circa l’opportunità dell’intervento del Papa in apertura dell’anno accademico: né buoni né cattivi maestri ma professionisti che hanno dimostrato di difendere con coerenza gli sforzi di un operato accademico e di una ricerca –non solo scientifica- che viene sempre più spesso delegittimata subdolamente attraverso una propaganda etica reazionaria e mistificante.


Ho conseguito la laurea presso l’Università di Pavia, dove ho appassionatamente sperimentato, per la prima volta nella mia vita, un senso di appartenenza civile e morale ad un patrimonio comune che, nell’interazione tra studenti e corpo docente, sapeva farsi condivisione e sviluppo per il nostro futuro.

L’Università mi ha permesso di sentirmi partecipe di un’imprescindibile collettività, fattiva e non utopistica, che andrò sempre ostinatamente cercando nelle istituzioni e nei rapporti con la società: ritengo questo l’insegnamento più grande e più prezioso per una generazione, la mia, che sembra perdersi nel disfattismo e nel vuoto.


Ritengo che il vostro intervento abbia, purtroppo, perso parte della sua radicalità venendo ricoperto da polemiche smisurate: non abbiamo più bisogno né idoli, né eroi, né nuove ideologie totalizzanti- basterebbe, discreta ma ferma, la presenza di un’alternativa che ridesse dignità e freschezza ai valori della coerenza e dell’onestà intellettuale, sdoganandoli da vecchi e polverosi discorsi che ci sottraggono lo sguardo sull’oggi e rischiano di ridurci, illusi e impotenti, all' anacronismo.

brad





Los Angeles, 16 gen. - (Adnkronos) - L'attore americano Brad Renfro, che si era guadagnato la fama di ''cattivo ragazzo di Hollywood'' per problemi di droga e alcol, e' stato trovato morto nella sua casa di Los Angeles. Aveva 25 anni. L'esatta causa del decesso deve essere ancora accertata con l'autopsia, ha affermato un portavoce della polizia che sta conducendo le indagini. La sera prima della morte Renfro aveva bevuto in compagnia di amici. Aveva appena finito di girare ''The Informers'' con Winona Ryder e Billy Bob Thornton.




Un colpo.
Un attore tra i pochi che possedevano il fuoco e sapevano giocarci con grazia, un attore dalla presenza assoluta anche per me che non credo al talento. Che lavorava generalmente con altri attori che amo e profondamente invidio.
Che curiosamente ha lavorato in tre film che hanno cambiato il mio modo di guardare a tante cose. E' come se morisse un'altra volta nick drake, ti viene voglia davvero di riarrotolare il tempo e di sperare che non scompaiano tutti questi esempi.

Scelgo una foto qualunque, ma cosi inchiodato non significa nulla.

lunedì 14 gennaio 2008

gotta shake that thing




Dei del cielo.

Miei prediletti dei del cielo.

Mitra, o sofisticato dio degli eserciti e degli schiavi:
Caeridwen, grande madre celtica:
Shiva che hai creato il mondo danzante:
Santa Rita dei miracoli impossibili:

NON PERMETTETE CHE IO CEDA AL FASCINO OSCURO DEL FEMMINISMO PIU' OLTRANZISTA.

Passo ore e ore e ore chiusa in Sormani a leggere

- Tra negazione e soggettività. Per una rilettura del corpo femminile nella storia dell'educazione
- Antropologia, genere, riproduzione. La costruzione culturale della femminilità
- I geni in testa e il feto nel grembo. Sguardo storico sul corpo delle donne
- Il corpo della donna come luogo pubblico. Sull'abuso del concetto di vita
- La "retorica delle puttane" di Ferrante Pallavicino e il fenomeno delle meretrici oneste nel Seicento veneziano
- Competere con la silfide: uno studio sui disturbi alimentari delle ballerine

Ma dei del cielo, o numi potenti che mi ascoltate: se mi va il sangue alla testa e qundo rialzo gli occhi sbranerei il primo studente maschio che cordialmente mi chiede come mai mi interessa l'argomento e che tesi scrivo, è solo perchè mi vedo succedere nella testa tutto quello che leggo.

MA VI PREGO, ONNIPOTENTI DIVINITà DEL PIANO SUPERIORE.
HO GIA' TANTI PROBLEMI CON LA SOCIETA' E LE ISTITUZIONI.
L'UNIVERSITA' NON MI RISPECCHIA
IL SISTEMA SANITARIO NON MI RISPETTA
I DIVI DEL POP NON SCRIVONO MAI DELLE RAGAZZE COME ME
I GRANDI MAGAZZINI NON PRODUCONO LINEE DI ABBIGLIAMENTO PER LE NANEROTTOLE
IL PAPA DICE CHE LA MIA NON E' UNA VERA FAMIGLIA
SONO UNA LAVORATRICE ATIPICA...

almeno voi, abbiate pietà. Lasciatemi il conformismo di credere che voglio un uomo nel mio letto. Lasciatemi normale, almeno su questo. Vi prego.

Per dimostrarvi la buona volontà che metterò nell'opera di resistenza alla seduzioni del femminismo rivoluzionario, e per la normalizzazione dei miei caratteri intellettuali, ho piantato i libri, sono uscita e, prendete nota o efficienti divinità superne, ho acquistato una guepière di raso nero e pizzo rosa, e un salopette di jeans che fa molto sexy car-wash.

Ci sono anche discrete possibilità che io torni a danzare le danze arabe. Scuoterò il mio gonnellino con tutti i suoi campanellini e la femminea potenza dei miei fianchi mi riporterà indietro, lo prometto.

Ma voi fate la vostra parte, o voi metafisiche potenze.


sabato 12 gennaio 2008

la sposa occidentale

Non dobbiamo avere pazienza, ma
accampare pretese intorno a noi
come in un assedio, ed essere aggrediti
dalle voglie più voluminose:
un fiore, che è un fiore,
io non te l'ho mai portato
vuoi improvvisato, vuoi confezionato, ma
trasferisco da te tutti i fiorai,
è più facile a dirsi,
e infatti te lo dico.


Ti piacciono i dolci
ed io sul tuo terrazzo impianto
un'impastatrice industriale
che mescola e sciorina la crema per le scale.
Se tu ti vesti, io sul tuo balcone
faccio calare in forma d'indumenti,
tutti i paracaduti ed un tendone bianco da sceicco
e la sua scimitarra per fermaglio
ed è più facile a dirsi che a dimostrarlo falso,
e infatti te lo dico perché non basta il pensiero.

Vuoi prendere un treno di notte
pieno di paralumi e di damasco per dormire,
sennò a che serve un treno:
alzo con le mie leve tutti i binari
e, senza alcun disagio di viaggiare in discesa,
scivolano da te tutti i vagoni.
Detto cosi' e' semplice e infatti lo e' detto cosi'.

Ti lascio immaginare cosa succederebbe
se tu volessi bere, se tu volessi nuotare,
se tu volessi l'ultimo centimetro di cima
del monte che ti pare
per farne niente o per otturare
un buchetto qualsiasi in fondo a un mare.

Trascurando il tempo ed il riso
tu escludi le risorse più abusive
che sono state mai precise come
sul tuo bel viso rilassato ed inespressivo.

Se nulla capivo, qui tu finalmente
nulla lasciavi germogliare sulla brulla,
paradossale, tra noi terra infondata,
dove sono i leoni,
ammattiti e marroni,
lasciando immaginare
la sposa occidentale.

La sposa occidentale che sembra quasi ridere
e invece lei respira,
quasi piangere, ma gira
dall'altra parte il viso, ma ritorna
portando sue notizie inaspettate;
amando tutto ciò che adora,
chiama con nomi fittizi le cose:
così, semmai, le rose
son spasimi, per ora.



(Lucio Battisti, La sposa occidentale, 1990)

Se va bene è cosi.
Sennò "hanno rotto i coglioni tutti quanti" (lavire dixit)

venerdì 11 gennaio 2008

morning glory

...a te avrei chiesto soltanto se pensavi che adesso debba essere io a fare il primo passo.

francamente però, mi rendo conto che è difficile capirsi anche con te, visto che "uno dei punti fermi è che elena è una persona pacifica (tu un po' meno)".
Mi va benissimo accettare che le persone non condividano i miei comportamenti, ma che anche tu, che di certo di occasioni per conoscermi ne hai avute, scambi per bellicosità gratuita il mio modo di cercare sempre dei rapporti autentici con le persone - nell'interesse non solo mio, viene voglia di farvi notare- mi lascia ulteriormente sbigottita.

Se poi, Paolo, la misura delle cose è che "soltanto, come d'abitudine, non ha voglia di farsi sentire per prima", allora ho già la mia risposta.

Elena ha sempre detto che io ero una persona che viziava gli altri, perchè li ricoprivo di attenzioni.
Tu e Fabio il vostro bel tempo con me l'avete passato.

Dormivate tutti? Eravate intontiti da un incantesimo? Pensavate di intontire me, di moderarmi senza che me ne accorgessi? Voi almeno potete invocare la cazzata dell'attrazione invincibile, ma Elena, cosa invoca per difendersi dal fatto di non essersi accorta prima che non le andavo bene?

perchè tutto si può dire Paolo, ma non che io sia una persona poco trasparente. Come sono io è evidente anche a un cretino, allora se vengo messa al centro della vita delle persone per mesi, anche per anni, e poi d'improvviso vengo messa da parte in malo modo, viene il forte dubbio che ve ne siate approfittati tutti finchè c'era da guadagnarci, e non appena le cose si fanno un pò più dure, sparite..

Se foste cosi convinti che sia io quella che "sbaglia", e se mi voleste bene veramente, mi aiutereste a vedere, a cambiare, esattamente come fanno le persone -reali, concrete, esistenti- che tengono veramente a me e al rapporto che ho con loro.

Ma tu hai idea di quanto elena ed io abbiamo condiviso? e di cosa? ma se si buttano queste cose nella vita, cos'è che si tiene?

Non so che decisione prenderò su Elena.

Su te e Fabio, ringrazio per quello che c'è stato, drammi compresi. In entrambe i casi si è reciprocamente preso il massimo che si poteva fare e prendere.

Probabilmente faccio meno fatica a non avercela con voi, che avete spazzato via i rapporti con me per guadagnarci qualcosa in altri lidi. Lo trovo squallido per il mio metro di valutazione, ma ragionevolmente utilitaristico nell'ottica generica della vita.

Elena invece, cosa ci ha guadagnato?

C'è una sola persona, invece, su cui ho realmente sbagliato - perchè sia chiaro che so rendermene conto- ed è Giuliana. Guardacaso l'unica che abbia avuto fin dall'inizio l'onestà di fare i conti di ciò che di me andava bene e di ciò che non andava bene, e abbia preso una posizione chiara.

Il che, negli anni, mi sembra un gesto d'affetto e di rispetto e una dimostrazione di intelligenza molto più profonda del pacifismo di cui tu parli.


Mi dispiace suonare cosi arrabbiata. Non lo sono per le situazioni in sè, lo sono per la stupidità e per la falsità che trapela da certe parole, per il tentativo bieco e subdolo di tenermi legata a mondi che, lo sanno!, non mi appartengono e mai mi apparterranno.

Il che fa apparire
nella luce del mattino
immensamente più potente
la dedizione reciproca che va rafforzandosi con I Sempresoliti.

A cui grazie, in the meanwhile.

mercoledì 9 gennaio 2008

Powerful 2008