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Hope you enjoy reading.

lunedì 31 marzo 2008

that's it


Who can know
The thoughts of Mary Jane
Why she flies
Or goes out in the rain
Where she’s been
And who she’s seen
In her journey to the stars

Who can know
The reason for her smile
What are her dreams
When they’ve journeyed for a mile
The way she sings
And her brightly coloured rings
Make her the princess of the sky

Who can know
What happens in her mind
Did she come
From a strange world
And leave her mind behind
Her long lost sighs
And her brightly coloured eyes
Tell her story to the wind

Who can know
The thoughts of Mary Jane
Why she flies
Or goes out in the rain
Where she’s been
And who she’s seen
In her journey to the stars

(Nick Drake, The thoughts of Mary Jane)


E chi l'avrebbe mai detto
che di tutto
mi sarebbe poi
questo
rimasto.

domenica 30 marzo 2008

shalalalalalalallà!



Dopo aver sognato me, chicco e francy nei panni delle tre streghe del Macbeth, posso dedicarmi ad argomenti più faceti.

Shallalallallaà, gli archi e le percussioni sono pronte.
Ora vado di là a levarmi la coda e mi metto i piedi.

(E comunque Sebastian ha ragione: "il mondo degli umani è un mondo difficile. La vita sotto il mare è meglio di qualunque altra cosa abbiano lassù")

sabato 29 marzo 2008

agata e pietra nera

Non parlammo dei nostri problemi, o dei genitori, o di automobili, o delle nostre ambizioni. Parlammo della vita. Decidemmo che non ha senso chiedersi qual è il significato della vita, perché la vita non è una risposta, la vita è una domanda, e tu, proprio tu, sei la risposta. E lì a dieci metri c’era il mare che si avvicinava sempre più, e il cielo sopra il mare, e il sole che declinava nel cielo. Faceva freddo, e fu il momento più straordinario della mia vita. (…) Ero sulla vetta più alta con una persona amica. Non c’è nulla, nulla che superi questo. E se anche non dovesse succedermi mai più in vita mia, potrò sempre dire d’esserci stato”

Ursula K. Le Guin, Agata e pietra nera.


Quando eravamo un pò più piccole, e i discorsi seri si facevano sul balcone, Chicco amava questo libro e me lo aveva prestato da leggere.

Ci abbiamo pensato molto.

Abbiamo guardato Prima dell'alba e ci siamo chieste molte volte se infine Jesse e Celine avessero fatto l'amore o meno. Se si sarebbero amati. Rivisti. Se era giusto o no. Auspicabile o no.

Adesso, dopo aver visto "il peggio", sappiamo che non conta la risposta.

Per me basterebbe riuscire anche solo a farmi ancora la domanda.
Mi basterebbe avere voglia di farmi la domanda.
Mi basterebbe sentire che vale la pena farmi la domanda.

venerdì 28 marzo 2008

Rita



As it's just a perfect day each single day I spend with you.

mercoledì 26 marzo 2008

Nigna, Airin, Chicco.

Io ho una famiglia di svitati.

Io non sono proprio la volpe della Brianza when it comes to choosing a man.
E con gli amici uomini, non è che io abbia avuto una grande fortuna.

Ma le mie amiche sono le amiche migliori del mondo. E ce le ho tutte io.

Ne ho una che quando siamo al cinema insieme mi apre la mano al buio e ci deposita una caramella. Che gioca a elaborare le mie foto perchè è convinta che io sia una specie di bambolina di porcellana. Che dopo una qualunque sera insieme mi manda un sms per dirmi che è contenta di conoscermi. Che finge nonchalance quando la avviso che tra un paio di mesi mi sposo. Che mi insegna un sacco di cose sui fotografi e sul design. Che mi ha portata a mangiare il sushi più buono del mondo. Lei ha un fidanzato che per farmi ridere fa l'imitazione del granchio e io lo trovo così amorevole e divertente che sono propriocontenta che abbia scelto la mia amica.

Ne ho un'altra che mi difende sempre. L'ultima definizione che ha coniato per una persona che mi ferisce è "quell'essere senza cervello e senza dignità". Che mi regala un kit per la manicure "in caso qualcuno chieda la nostra mano". La mia, di mano, la tiene solo lei prima che ci addormentiamo. Lei sa sempre come devo abbinare i colori. Lei ha una 38 scarsa, ma mi offre i suoi vestiti in prestito ogni volta, come se io potessi entrarci. Lei quando mi vede dice sempre "Laaaaaavvvv!!!!". Lei dice che tutte le ex del mondo sono delle "stronze malefiche". Lei è la donna più geniale che io conosca, e quando qualcuno se la vuole solo fare perchè è anche molto bella, io lo prenderei a pugni e lo ridurrei come la cartapesta che mi aspetta in cucina. Lei una volta si è dimenticata il raggio fotonico acceso nel suo laboratorio, ma non l'abbiamo detto a nessuno. E una volta ha rotto un coccetto etrusco vecchio di duemila anni, ma in fondo il chimico l'avrebbe comunque ridotto in polvere. Lei ride sempre. Lei parla così tanto di me che quando i suoi amici mi conoscono dicono "ah, ma allora esiste davvero la lav!"

Ne ho una che mi tratta sempre con attenzione, e per fortuna ogni tanto mi chiede di tradurle qualcosa per l'università sennò non saprei proprio a cosa le servo. Qualche altra volta mi invita a cena con i suoi e li faccio un pò ridere, così anche lì servo un pò a qualcosa. Lei ogni tanto mi sgrida, ma non tanto.
Lei e il Duca sono proprio bellissimi, e lui mi fa ridere e io spero sempre che ci sia per tanto. Lei e il Duca mi fanno sentire che c'è qualcuno che mi protegge. Lei quando esce al mattino dice Buongiorno Mondo! Lei mi dice quando e quanto e se devo chiamare quel ragazzo che mi piace. Lei l'altra sera ha avuto una pazienza incomprensibile. Lei sarà la mia testimone di nozze. Lei il giorno della mia laurea è stata con me sempre, appiccicata, e io non so come avrei fatto altrimenti a mettere un passo davanti all'altro. Lei sa cos'è il lavoro, e sa che non siamo pazze. Lei un sacco di volte mi ha messo in mano il telefono. Lei doma gli asciugamani, e come me sa fare giochi da bambina e ci divertiamo così tanto fottendocene del mondo. Lei ogni tanto quando sono confusa estrae le carte della fortuna per me. Io e lei ci svegliamo nello stesso momento se dormiamo insieme. Io e lei quando mangiamo la brioche con il gelato a Sanvito non dobbiamo dirci niente, solo guardarci.

lunedì 24 marzo 2008

hysteria



Come?
Cosa?
Io non sono Uma Thurman?
Ma dai.

Mio Dio.

Ormai questo pezzo lo so talmente bene che diventerà il mio cavallo di battaglia insieme alla gag del pianto, ai dialoghi della trilogia di Sissi, e ai duetti Keaton-Allen.

Rita dice che devo ricordarmi che non sono un'unità solitaria ma che sono riconnessa nel grande flusso dell'esistenza, e devo sentirmi una con tutti gli insetti, le persone e le onde del mare.
Solo che al momento lo zen non mi aiuta, trovo pochi punti di contatto tra la mia natura al momento umanatroppoumana e l'ingrato compito della zanzara anofele.

Chicco dice talmente tante cose così incredibilmente sagge che mi appiccicherò dei post it nell'interno della gonna.

domenica 23 marzo 2008

è troppo grande per me tutto questo

Ci sono due battute che più delle altre ricordo.

La prima la recitavo a quindici anni. Ero la Regina Bianca di Attraverso lo specchio di Lewis Carroll. Mi ero scritta un breve monologo dalla prosa di Carroll, mi ero cucita il costume. Tenevo a quello spettacolo, non solo perchè Andrea veniva tutti i mercoledi alle prove, si sedeva e per due ore ascoltava.
Tengo ancora molto a quello spettacolo, non solo perchè Andrea si presentò la sera del debutto, lasciandomi senza fiato. Laura disse che non era così bello, ma per me era bellissimo, anche se non ci parlavamo e di lui mi resta un'immagine color rosasalmone, come la sua discutibile camicia.
E c'è stato anche la sera dopo ancora: l'ho intravisto in platea, è stata l'unica volta nella mia vita in cui non ho più saputo andare nemmeno a braccio, e per cinque interminabili secondi sono stata zitta, a guardarlo.
Ci tengo perchè per la prima volta dicevo delle parole che avevo pagato davvero. Perchè potevo dire che ero stramaledettamente triste e paralizzata e indecisa, potevo dirlo e la gente mi avrebbe anche ascoltata, perchè era lì per quello. Ma insieme non ero io, non ero Lavinia, non c'era da vergognarsi nel dirlo.
Ci tengo perchè sul palco c'era Airin, che mi aveva anche prestato un suo vestito.
Ci tengo perchè a quindici anni io ero strafottutamente e immensamente innamorata, senza bisogno di niente in cambio, senza giudizi, senza tremori, e avevo le mie parole, le luci, e lui seduto. E ancora non riesco a buttare i vestiti che ho indossato nei giorni che meglio ricordo.
Ci tengo perchè di recente, in un altro spettacolo, ho di nuovo indossato la gonna che mi ero cucita per la Regina Bianca. Dieci anni dopo, dal palco della scuola a un teatro milanese.
Ci tengo e spesso mi ricordo le parole della mia Regina Bianca. Quando dicevo la battuta, immaginavo di dirla a me stessa:


Tu devi essere molto felice, vivendo come una regina e sforzandoti di essere contenta tutte le volte che ti riesce. Io ci provo spesso, ci provo in avanti e all'indietro, ci provo con tutte e due le mani, ma non mi riesce mai di ricordare la regola! Quando sarai triste, pensa che vieni da lontano. Pensa che sei una bambina già grande, e pensa a quanta strada hai fatto oggi!


E poi c'è un'altra battuta.
E' il 2001. Le torri gemelle sono cadute. Per una settimana a settembre ho pensato giorno e notte alle poesie di Heine, di Brecht, a tutta la letteratura tedesca più truce, penso che il mondo mi sta cadendo in testa, che moriremo e che io non avrò neanche avuto un figlio.
(Poi non muoio, arriva l'11 di Marzo di Madrid e io allora penso a Cesare Pavese quando dice che ogni cadavere chiede conto a tutti quelli che sono rimasti in vita, e a Ungaretti quando dice che la morte si sconta vivendo).

Nel 2001 approdo a Pavia. Abbandono i tacchi alti e i vestiti alla Iva Zanicchi (cosa non si fa per distinguersi) e a cavallo di un paio di stivali rossi in latex comprati a berlino inforco Strada Nuova, mi cibo dei panini dell'urfido, mi innamoro ogni tre giorni, consumo i libri come se fino a quel momento non avessi mai letto una riga.
Nel 2001 frequento il primo anno della scuola di teatro seria e definitiva. Sono la più piccola, per tutti sono Lavinia-che-fa-i-cerchi-nell'aria. Assisto a un'improvvisazione di G.: vestito di bianco, alla luce di qualche lumino Ikea, con il sottofondo di Ray Charles, mi fa capire che sarebbe bello che un uomo avesse quello sguardo negli occhi, per me. G. a volte mi tiene la mano, dormiamo anche moltovicini, mi dice sempre Ciaopiccola, ma di uno così io non so innamorarmi. Qualcosa in lui è troppo preciso, e mi schiaccia, non mi lascia aria nè spazio per correre.

In quei mesi mi attacco a M.
Lui è grande, nero, corpulento, colorato. Lui fa il sindacalista. Lui mi sorride, mi ascolta, mi telefona, mi capisce. Lui ed E. si innamorano sotto i miei occhi, certo solo io li vedo, certo loro hanno scelto di essere visti solo da me, e io sono cosìfelice..
Prepariamo insieme il provino di ammissione al secondo anno. Quel giorno io ho due esami di storia moderna. Signorina un argomento a scelta. L'Olanda, terra che spazza via il mare e accoglie tutti quelli che l'Europa non voleva. A volte le parole non so neanche io dove le prendo. Trentaelodetrentaelode. M- mi aspetta ai provini, quando lo chiamo per dirglielo mi dice una delle cose più buffe e più belle mai dette: tu non sei una ragazza, sei un mastino.
Al provino io so chi sono, e cosa devo fare.
Bernard Marie Koltès, ho scelto. Franco-algerino morto di AIDS e pochissimo studiato, con immagini gloriose e visionarie.
Se mi sentissi accanto a una persona così giusta come ci si sente a volte mentre si sta sul palco.

Quell'anno, E., la mia maestra di sempre, ci fa mettere in scena la Giovanna d'Arco di Anhouil. M. è il grande inquisitore, noi ragazze, a turno, siamo tutte contadine, tutte Giovanna.

Sono vestita di bianco. Quando replichiamo a settembre, in cascina, sono a piedi nudi sulla terra battuta di un fienile. Il freddo mi ha reso i piedi rigidi e bianchi, il resto del corpo è rovente. Sono sudata, corro, rompo una sedia lanciandola contro il muro.
(A fine spettacolo per prima cosa vado a offrirmi di risarcirla, non pensavo di averci messo tanta forza)
Poi mi giro verso il pubblico. Ho i capelli incollati alla schiena, li sento.
Vado avanti.
Tutti sono fermi immobili, tesi.
A me sembra che qualcosa che non sono io stia uscendo da me.
Arrivo al limite del fascio di luce, poi lo dico:

E' troppo grande per me tutto questo.


E le verità che ne discendono, dunque, sono due:

1) che a quindici anni io ero molto più coraggiosa

2) che io c'è sicurezza di dire e di essere in toto quando la gente si è seduta e ha pagato per ascoltarti

martedì 18 marzo 2008

the ageless bambinas





"Yep there was a strange vibration in your voice, now I understand: it was determination. All my support Mother!"
(sms Rita)


Solo lei capisce dove sono e cosa sto pensando in 3 minuti di telefonata in cui parliamo delle prove.
Per così tante cose c'è solo lei, e ci sono solo io.

And I guess I do need all your wisdom and faith this time, bambina.


domenica 16 marzo 2008

sweet crazy life



(Marc Chagall, Il circo, 1955 ca)




ma che c’è di meglio di una vita di successo?
è avere una vita di successo e buttarla al cesso


(Articolo 31, Senza regole)

venerdì 14 marzo 2008

la profezia di san Barnaba



Le mie creature sono molto migliori di me.
Questa principessina dallo sguardo risoluto va tutti gli anni alla fiera di San Barnaba. Ha in mano un pezzodistoria, e cerca la persona che ha l'altro pezzodistoria. La profezia dice che il giorno della festa di San Barnaba troverà il suo cavaliere, e insieme tutte le storie potranno essere raccontate.

Ci andrà anche domenica, cercherà tra il pubblico e sul palcoscenico e.
Sarà pronta a credere.
Lei.
Ed io, finchè sarò lei.

Altrimenti le storie dormiranno ancora.

lunedì 10 marzo 2008

Le mie lettere a Ricardo




Nei pressi del ponte 25 Abrìl, 10 Marzo 1935


Ricardo,
ma perché mi guardate di nascosto senza dire mai niente?
Io lo so.
Lo so che ci siete, dietro il velluto verde, dietro il legno e la pioggia, dietro il vetro a cui appoggiate la fronte: lo so che ci siete. E scivolo anche senza volerlo all’incrocio della strada, tenendo gli occhi bassi per non essere schiacciata da quello sguardo vostro magro e duro, ma lo so che ci siete.

Oggi non sono passata, Ricardo. Sono andata a camminare lungo il fiume, anche se pioveva molto: il vento era freddo e inodore, l’acqua scorreva grigia e io mi sentivo altrove che in me. Vi capita, Ricardo, lo so che vi capita. Ed è cosi triste che in quell’altrove ci troviamo più spesso che nei caffè sulle piazze. Conosco più le vostre parole che voi: loro le sento anche al buio, posso guardarle e riconoscerle senza paura di appropriarmene troppo, mentre voi scomparite dietro la vostra finestra.

So che vivete con una donna. Con due, anzi. Una è la donna che curate, l’altra è quella che immaginate. Non mi chiedo se le amate oppure no, né mi chiedo se sono belle o se vi rendono felice. Mi chiedo solo se anche loro sono capaci di succhiare le vostre parole cercando di avvicinare linfa e corteccia con lo stesso sforzo disperato che ci metto io. Perché questo faccio io: al mondo sorrido, ed egli mi risponde lieve e annacquato in rosa pallido per non ferirmi, e poi la notte consumo catrame e solitudini inghiottendo le vostre parole.

Lo fanno questo, le vostre donne? Lo sanno fare? Si, lo faranno. Si, lo sapranno fare, e molto meglio di me. Con devozione e senza tremori. Lo faranno certo, Ricardo. Altrimenti scappereste. Altrimenti avreste anche voi bisogno di qualcosa. Di qualcuno che vi legga, di qualcuno che succhi le vostre parole. Potreste, addirittura, avere bisogno di me.

Invece no, voi non avete bisogno Ricardo, a voi basta uno sguardo nascosto dietro una finestra per addormentarvi, e a me neppure tutto il fiume in piena.

L’ultima volta che mi avete guardato, Ricardo, non mi avete guardata neppure negli occhi. Lo sguardo vostro era appoggiato al mio collo, a dove sento sempre dolore e sono tanto fragile.
Avete detto qualcosa che non ho sentito sulla mia bellezza, e poi avete detto di scrivervi. Di scrivervi, se avessi avuto bisogno. Io vi ho sorriso, vi ho augurato buon viaggio, e ho saputo che non vi avrei scritto mai.

Le mie lettere a Ricardo Reis sono i buchi del tempo in cui ti ho perso, Ricardo. I momenti in cui mi sono piegata ad accettare di disegnare il mondo dell’assenza. Ti ho scritto poco, Ricardo, sempre malvolentieri, e sempre ho desiderato solo che gli occhi con cui scrivevi le tue parole sulla carta fossero gli occhi che mi sceglievano, tagliando la pioggia, il velluto verde, il legno e il vetro.
Sempre ho desiderato che mangiassi la mia vita intera come io mangio le tue parole di notte.

Continua a piovere.
Camminerò, camminerò, camminerò sotto la tua finestra sperando che tu dorma sereno.
Buonanotte Ricardo,

L.

domenica 9 marzo 2008

no need for anything but music



G.F. Haendel, Passacaglia in sol Minore, suite no. 7

E' la versione migliore che ho trovato su iutiubb della cosa migliore che mi sia successa oggi.

Incredibile.

sabato 8 marzo 2008

quando il gioco si fa duro...




... Lavinia comincia a ridere.
Irrefrenabilmente.
A crepapelle.
Strozzandosi con il cappuccino.

Alcuni episodi della mia vita, raccontati a Victoria o alla Nigna, tuttidifila e davanti alla merenda, fanno veramente sbellicare dalle risate.

Quelli che.. saremo amici per sempre.
Quelli che.. forse siamo stati amici per due anni.
Quelli che.. io ho trovato il mio equilibrio.
Quelli che.. non hanno tempo per una scopata.
Quelli che.. tu sei troppo per me.
Quelli che.. devono smetterla di essere così belli.
Quelli che.. sei tu che mi fai quest'effetto.
Quelli che.. i problemi ce li hanno solo loro.
Quelli che.. tu sei troppo avanti.
Quelli che.. eri bellissima.
Quelli che.. non dovevo dormire qui.
Quelli che.. ti chiamo domani.
Quelli che.. se hai voglia di mangiare bene, vieni qui.
Quelli che...

Quella che ride.
Ride.
Ride.

venerdì 7 marzo 2008

ho affondato il mio cucchiaio in un tramonto



Ho incontrato Simone nell'antologia delle scuole medie. In un brano di Memorie di una ragazza per bene avevo letto questa frase

La mamma pestava delle mandorle tostate in un mortaio, mescolava quella poltiglia granulosa con crema gialla; il rosa dei bonbons digradava in sfumature squisite: affondavo il mio cucchiaio in un tramonto.


La prof T. aveva detto che potevo leggere il libro, anche se avevo dodici anni. Sono andata in biblioteca dalla bibliotecaria A., le ho chiesto il libro, ma mi ha detto che era nella sezione adulti.
Sono scesa, e l'ho chiesto anche lì. Mi sono concentrata per dire il cognome di Simone tutto giusto, per far capire che sapevo quello che dicevo. La bibliotecaria mi ha detto che non potevo leggerlo quel libro, A. è intervenuta e ha detto che sì, potevo.

E' cambiato tutto.

La sento, la cerco, è viva come lo sono i libri più amati, mi riprometto di imparare la sua lezione sempre più a fondo e di riscattare le sue -poche- ingenuità. Non è cultura, è altro.


Quest'anno, poi, ho fatto un altro incontro.



Le ho dato tutto lo spazio che potevo, ho scelto le sue parole più forti. Ben sapendo che nessuno le leggerà. L'ho fatto solo per me, e per lei. Di tante, oggi sceglo queste:

Il primo grande obiettivo della mia scuola era dunque sociale ed educativo. Ottenni un tale successo nell’insegnare alle bambine un nuovo modo di esprimersi, che i borghesi cominciarono ad acclamarle come fenomeni, ed erano disposti a spendere alte cifre per farle salire su un palco e scrutarle coi binocoli. Quante volte, dopo lo spettacolo, sono uscita sul palco e ho spiegato: ‘queste piccole danzatrici che ho formato nella mia scuola non si esibiscono come artiste di teatro. Le porto di fronte a voi semplicemente per mostrare cosa si può riuscire a ottenere da ogni bambino. Datemi gli strumenti per poter realizzare questo esperimento su scala più vasta, e vi dimostrerò col tempo che la bellezza che avete applaudito stasera può diventare l’espressione naturale di ogni bimbo del mondo


Si è portata a letto gli uomini migliori d'Europa per realizzare il suo progetto.
E ha fatto stramaledettamente bene.

giovedì 6 marzo 2008

che mondo sarebbe senza nutella


6/3/2008 (7:41) - LA CLASSIFICA DI FORBES
Mister Nutella il più ricco d'Italia

I Ferrero superano i Berlusconi e Del Vecchio.


La notizia è di somma rilevanza in quanto chi non è amico di Berlusconi è mio amico. Peraltro, le merendine quotidiane con l'ovetto Kinder che hanno caratterizzato la mia infanzia, pur non avendo migliorato le mie abilità di montaggio e smontaggio delle stronzette sorpresine, hanno evidentemente contribuito a fare il dispetto al Presidente del Popolo delle Libertà.
E a me piace così tanto fargli i dispetti che potrei perfin vincere l'orrore e andare a tirargli il pelo pubico di notte, tiè.

mercoledì 5 marzo 2008

avviso



Si avvisano i gentili frequentatori che questo blog ospita degli internauti di natura fatata. Qui la roba sparisce, si aggiunge e si modifica a proprio piacimento.

E dopo aver contribuito a battezzare Gigi la vipera che vive nel deposito di legna di Rita, il mio folletto disturbatore non so proprio come chiamarlo.

domenica 2 marzo 2008

Giralamoda, girala-la-la!



Dunque.
A partire da queste scarpe bisogna creare Lavinia va al matrimonio di Alessandra e Lavinia va alla seduta di laurea.

Le regole del gioco sono:

- se le scarpe mi sono costate 29, 90 euro tutto il resto deve essere in promozione

- il color pervinca delle scarpe (che sembrano blunavy ma sono color pervinca, un colore sconosciuto agli uomini e comune al gergo delle donne come il malva, il carta da zucchero e il terra bruciata) non deve orientarci verso una palette di tinte che mi faccia sembrare Bernadette Soubirous, grazie, ma nemmanco Stefania Prestigiacomo (le tinte del cielo ormai, mi fanno irrimediabilmente FI PPL). Tra Bernadette e la Presti, mi oriento comunque su Bernadette.

- il tutto deve risultare:

a) comodo, ma non sportivo
b) femminile, ma non a rischio di scolli o spacchi o aperture infingarde di varia natura
c) sensuale, ma non provocante
d) particolare, ma non circense
e) in tessuti naturali che non mi facciano prendere fuoco se mi metto al sole, ma non dispendiosi
f) frou frou, ma non woodstock

Chiamo Walterveltroni?
Chiamo Walterveltroni, ho capito.

sabato 1 marzo 2008

addio al giubilato!


(Terme di Monticello, sat March 1st, 2008 @ 7.30pm)

Sciaff, sciaff, splut, blub.
Non sto nella pelle.

Acqua stasera, acqua!
Per guarire il mio collo.
Per l'addio al giubilato della mia Maestra libraia.
Per ciacolarmela con Nico e Sara.

Acqua stasera, acqua!
per mettersi il costumino e sgambettare e guardarmi i piedi nelle ciabatte di gomma e pensarli buffi.
per rilassarmi in previsione dello shock post partum che mi prenderà dopo la consegna della tesi.

Acqua stasera, acqua!
Per avere voglia di tornarci con chicco, valeria, la mia hermanita.

Acqua, acqua, acqua!!!