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lunedì 28 aprile 2008

andare






Alice "Potrebbe dirmi, per favore, da che parte devo andare?"
Stregatto " Tutto dipende da dove vuoi andare"


Nel mio sogno di stanotte tutte le donne hanno facoltà di partorire non solo bambini, ma mammiferi di qualunque tipo.

Io voglio fare un Cheshire Cat.
Lo amo.

sabato 26 aprile 2008

madrepoesia

Per la mia laurea, una della mie amiche più care ha raccolto delle mie poesie in un cofanetto. Le ha incartate ad una ad una in piccole bustine fatte a mano, abbinandole al nome di piante selvatiche.

Madre apre il cofanetto e si mette a leggere.

C'è una donna in jazz
ed è sola
ed è nuda
a strapiombo su una terrazza.

E respira
insaziata
l'attesa.

E ha il sorriso
blu china
di un fiore notturno.


Madre:devo tornare a scuola, non capisco niente.

Lavinia: (sinceramente stupita) mamma, veramente non c'è mai molto da capire nelle cose che scrivo io. Mi sembrano immagini chiare al limite della banalità.

Madre: ah, allora dimmi te cosa vuol dire la donna in jazz.

Lavinia: mamma non lo so,non faccio il poeta di mestiere, non credo che significhi una cosa esatta.

Madre: ti sarà pur venuta in mente per qualche motivo.

Lavinia: So che nel periodo in cui l'ho scritta ascoltavo molto spesso un pezzo di Paolo Fresu. Si vede che ho immaginato una donna vestita solo della musica che ascolta.

Madre: e poi cos'è sta cosa dello strapiombo? è una donna vecchia che sta finendo i suoi giorni.. che immagine decadente.

Lavinia: veramente l'ho scritta pensando a me stessa, se non ti spiace. (ed ero anche una gran gnocca, nella mia immagine,con i capelli come non mi starebbero mai e quello sguardo libero e ironico e divino di una che pensa che nemmeno lo strapiombo può ammazzarla, ma questo non lo dico)

Madre: e poi questo sorriso blu..

Lavinia: mamma è un'immagine anche quella. Una suggestione. Cioè ho pensato che se il mio sorriso avesse un colore sarebbe blu. No?

Madre: vabeh, provo con un'altra.
(ripesca)

Eicorpi,
sonarchi.

Sesabbracciano,
s'increstano,
lunnellaltro.

Sonsorgenti,
nel buio.

Sospalancati sorrisi,
esistruggono-esostengono

aunpasso,

un passo
dal niente.


Madre: Ma perchè non scrivi le parole come tutti gli altri, con gli spazi in mezzo? faccio una fatica a leggere!

Lavinia: (ride) che scema che sei. Vabeh, magari hai ragione.


La verità è che Madre ha capito il trucchetto.

Scrivere è arrendersi all'impossibilità di conoscere e far arrendere l'impossibilità sopravvivendole.

whishlist




Ho voglia di un appuntamento, di quelli a cui vai senza aspettarti niente, e poi invece il tempo vola, il vino anche, si parla per ore e tu ti accorgi che stai ridendo un sacco e guardi il ragazzo che hai di fronte e pensi "ma dove sei stato tutto questo tempo", vai in bagno e quando ti guardi allo specchio, anche se sei vestita e truccata senza pretese, pensi che sei proprio carina.

Ho voglia di scoprire che il master di arteterapia è bellissimo e pieno di persone interessanti.

Ho voglia di trovarmi in Sicilia e sentire il caldo torrido e andare incontro al mare.

Ho voglia di vedere i fuochi d'artificio la sera di San Giovanni.

Ho voglia che gli uomini moltointeressanti non siano anche moltosposati e moltocontrefigli.

Ho voglia di vedere ancora Airin, anche se l'ho vista due sere di fila.

Ho voglia di qualcuno che mi propone cose pazzesche e impensabili.

Ho voglia di vedere una scimmia da molto vicino.

Ho voglia di leggere tanto, e lo sto facendo.

Ho voglia della fame di brioche al mattino dopo una notte di sesso.

Ho voglia di dire grazie a tante persone.

Ho voglia di tornare in Sardegna con mia mamma.

Ho voglia di lavorare con qualcuno che reputo eccezionale e che possibilmente non tenti di fregarmi.

Ho voglia di mettermi quella gonna là estiva.

Ho voglia di fare quei nuovi bracciali con la carta.

Ho voglia di crescere.

Ho voglia di rivedere Natalie.

venerdì 25 aprile 2008

25 Aprile

Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perchè si capisce - si tocca con gli occhi- che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato.

Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione. (...)

Io non credo che possa finire. Ora che ho visto cos'è guerra, cos'è guerra civile, so che tutti, se un giorno dovesse finire, dovrebbero chiedersi: e dei caduti che facciamo? perchè sono morti?
Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano.
Forse lo sanno unicamente i morti, e solo per loro la guerra è finita davvero.


(Cesare Pavese, La casa in collina)

giovedì 24 aprile 2008

quel che non mi manca

Quello che non ho è di farla franca
quello che non ho è quel che non mi manca

quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo, per conquistarmi il sole.



Questa canzone mi piace sempre da sempre.
Ma certi giorni mi piace anche di più, e quando la sento mi sento mi proprimé, per quanto tutto è sempre e comunque perfetto.

mercoledì 23 aprile 2008

iperdottora (neologismus nignae)

Nonostante la piastra per capelli di Victoria abbia tentato di friggermi le cervella andando in cortocircuito, amputando inoltre l'arto della mia Volgare Parrucchiera.

Nonostante alle 9.11 io fossi ancora in metropolitana.

Nonostante abbia erroneamente fatto irruzione in aula al momento sbagliato.

Ciononostante, pare che ce l'abbiamo fatta.



E' documentato: questa mattina ci siamo svegliati, e c'era il sole.




Vediamo di spicciarci e andare al sodo che io alle 2 devo essere al lavoro, cribbio.




out of here, quick!



com'è divertente fare le foto in posa...




Lavinia tedofora dell'arteterapia



"ma non si pensi" che non sia più Bambinia.



Dad tronfio e gongolante tra soror e me



Lavinia gongolante e tronfia tra le sue donne.




Faccio rapporto a chicco.



"dobbiamo proprio smetterla di essere così belle" (cit. da un saggio maya...)



Non fiori ma opere di bene.
Brioche ai laureati.
(gli dei benedicano la nigna)




E adesso scappo.



Con il peso dei fiori



E le mie invisibili evidenze.

martedì 22 aprile 2008

all I need

No, non l'ho preparato il discorso.

Non mi serve.

Mi servono le mie amiche.

Mi serve la messinpiega di victoria.

Mi sono serviti gli abbracci del Martedì Teatrale.

Mi servono gli incantesimi.

Mi servono delle calze di ricambio.

Mi servono parole così, inattese e complici: "spero di esserci....e spacca tutto!!!!....alla Felden"

Mi serve la mia canzone, che mi dedico.
Smisuratamente kitsch, as usual.

lunedì 21 aprile 2008

kinda celebrating


All these words I don't just say
and nothing else matters.


E arrivare a citare le ballate del metal triste under this pouring rain è sinonimo di veraepropria strutturale tristezza.

Se vado avanti così, dovrò trovarmi un gruppo emo.

domenica 20 aprile 2008

le tue parole

Le tue parole sono come te.
Hanno un incedere biondo.

Le tue parole sono soffici, i tuoi sguardi azzurri e lenti.

Le tue parole sotto quest'acqua sommessa e ostinata
sembrano fiorire.

L'ombrello getta ombre nere sul tuo viso
e tra noi
riduce la distanza.

Le tue parole sono così sottovoce che spesso non ci sentiamo.

Le tue parole non fanno paura eppure io sono traballante.

sabato 19 aprile 2008

Spento il buio

1.
Se piove io scrivo
perchè è il mondo
- inclinato calice sgocciante-
a trasudarmi parole

e chi sono io chi sono
benchè trafitta d'assenze
chi sono
per non le prendere.

----
2.
Lenti, lievi, leggeri:
mi ascoltavano solo i tuoi passi.

Accordi le tue gambe alle mie,

vedo musica.

----
3.
Eri consistenza d'osso
scostumato biancore
e ataviche nitidezze
eri pelle di pietra
aderente a passati
che non sai

ed io dovevo donarti
riuscire ahimè a donarti
trasparente lucore e umidi palpiti.

----
4.
Con la schiena all'acciaio
con i piedi impietrati
con sguardo di biglia
io sono dannata sacrilega
malandata inutile

e tu nuda lignea polena
che rigida tenta
di scoperchiare il mare.

----
5.
Lucido
lepido
il mio sguardo
lo sai
perchè non lo sai?
con cadenza di levriero
non sa che
lampeggiare frenetico.

----
6.
Da lontano ti sentissi arrivare
- nella mani il tuo Buiodolcissimo-

sarei luce.

(Spento il buio, 3-18 Aprile 2008)

venerdì 18 aprile 2008

I envy the wind

Mi hai levato quell’odore.

Quell’odore che ha il vento

Prima di prendere
Lapagliaeilfuoco

Per farne incendio.

(7 aprile 2008)

mercoledì 16 aprile 2008

A broken Hallelujah

Ho detto una bugia l'altro giorno.

Ma non volevo, è scappata nella concitazione del discorso.

Qualche mattina mi sono svegliata, e tu, si, eri ilmioprimopensiero.

Mentre ero ancora sotto le coperte mi domandavo cosa mi avevi scritto di bello durante la notte nottosa.

E se vuoi saperlo, non vedo proprio dove stia il problema, nè mi sembra tanto grave nè.

E se vuoi saperlo, dai Giorni di Dicembre in poi questa canzone è sempre stata per te.

martedì 15 aprile 2008

...la prima corriera per lesbo?!

Non so se è bello o non è bello, ma quando Lo Sconosciuto del Giorno mi chiede se può sedersi davanti a me, sono molto contenta che mi abbia scelta.
Giaccainpelle, capelli biondi con un taglio oggettivamente un pò demodé, sacca da velista. Voce profonda. Niente accento lombardo, deo gratia.

Ha qualcosa di antico e raffinato. Sembra uscito dal Grande Gatsby.

Penso un attimo a chicco. Questo non è un artista, ne sono certa. Al più un architetto, ma mi rischia anche di essere un economocommerciale.

Fattosta che comincia a parlarmi. Impegna un sacco di energie a non sembrare imbarazzato, e forse sarebbe carino se ci provassi anche io.
Invece no, visto che è ovvio che io lo sia.
Posso diventare rossa e sorridergli e mordermi il labbro ché mi scappa da ridere.

Chiaro che ci sono quei momenti in cui la conversazione langue.

Ma perchè riempirli con un:

Sai che mi si è addormentata ancora la gamba? è la quinta volta oggi. Com'è fastidioso!

Lavinia si dipinge in volto un vago sorriso etrusco, e tace.

.....................................................................................

Ma ad Airin va peggio.
A lei, lo Sconosciuto del Giorno (un altro, non Gatsby) in tono misterioso e confidenziale rivolge la seguente domanda:

Beh senti.. visto che sei un fisico, ti posso chiedere una cosa?
Ma tu, quando guardi il cielo, ti chiedi mai se esistono gli alieni?



(non me ne vogliano i lettori uomini. Siete molto carini, alle volte. Ma non possiamo prendervi sempre sul serio, insomma.)

(non me ne voglia neanche Gatsby, nel caso il destino lo portasse qui. Vorrà dire che il caffè lo si berrà in piedi, così non ti si informicola niente)

lunedì 14 aprile 2008

La superstizione della democrazia

Io se fossi Dio
e io potrei anche esserlo
sennò non vedo chi.
Io se fossi Dio
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente
non sarei mica un dilettante
sarei sempre presente.

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.

Io se fossi Dio
non avrei fatto gli errori di mio figlio
e sull’amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po’ meglio.
Infatti non è mica normale che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India
c’ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna
ma viene da dire
“Ma dopo come fa a essere così carogna?”


Io se fossi Dio
maledirei davvero i giornalisti

Sì, vabbe’, lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia.

Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente
nel regno dei cieli non vorrei ministri
né gente di partito tra le palle
perché la politica è schifosa e fa male alla pelle.
E tutti quelli che fanno questo gioco
che poi è un gioco di forza ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo
e tutti quelli che fanno questo gioco
c’hanno certe facce che a vederle fanno schifo
che sian untuosi democristiani
o grigi compagni del Pci.

Io se fossi Dio
non avrei proprio più pazienza
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe per il Giudizio universale.

Ma io se fossi Dio
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politicanti sarei severo come all’inizio
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio che ancora si accalora
gli fa rabbia chi spara
gli fa anche rabbia il fatto che un politico qualunque
se gli ha sparato un brigatista
diventa l’unico statista.

Io se fossi Dio
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio
c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia cristiana
è il responsabile maggiore
di vent’anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio
un Dio incosciente, enormemente saggio
c’avrei anche il coraggio di andare dritto in galera
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era.


Ma in fondo tutto questo è stupido
perché logicamente
io se fossi Dio
la Terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi
in questo scontro quotidiano.

Io se fossi Dio
non mi interesserei di odio e di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l’unica vendetta
è l’unico perdono.

E allora
va a finire che se fossi Dio
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io.

(Estratti da Io se fossi Dio, Gaber-Luporini)


Era la canzone che avrei voluto segnalare ieri. Poi mi sono detta che nell'attesa si dovesse consumare la speranza, e ho optato per La Storia.

Quando la cantava non si vedeva più neanche il braccio polimielitico, il suo stortume. Si ingrandiva, era luminoso.



sabato 12 aprile 2008

siamo noi che abbiamo tutto da vincere

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.

E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera,
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera
.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.

E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare
.

La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.

La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
(F. De Gregori, La storia)



Una delle mie canzoni più amate per questi due giorni comunque speciali.

gaudeamus igitur

Cari tutti
mi laureo il 23 aprile a partire dalle 9 15.
Si potrà fare la discussione in acqua, come il parto? mi sentirei meglio.
Vi bacio tutti e vado a drogarmi coi fiori di bach.
Lapiccolav.


Cara Lavinia, ideale nuorina,
così ti laurei e mi diventi una "sciura duturessa".
Brava, anzi bravissima.
Per quanto riguarda l'abbigliamento ti consiglio di indossare il cappello del nostro laboratorio, ( Ho visto che è ancora AL 3 ) in fondo il colore è quello indicato per la laurea.
Il 23 ti penserò, certamente sarai splendida.
Dopo l' alloro spero tu sia più libera, così potremo vederci e raccontarci un sacco di cose.
Ti aspetto e ricorda che devi utilizzare il buono CENA E PERNOTTAMENTO.
Un abbraccio stretto e rosso.
A presto.
Olga.


Passiamo alla tua laurea: ti prometto che farò il possibile perchè ci tengo però ti dico subito che sarà difficile.Ed è un vero peccato perchè ci tenevo davvero. Per ciò che riguarda i tranquillanti ti faccio io incetta di roba che scotta questo pomeriggio in ospedale.
Mi affeziono a te
Vittoria


MERDA!!!!!
ti penserò intensamente !!!
Un bacio
Elena


Carissima,
Intanto penso proprio che dovrei esserci in entrambi le occasioni (ansiogena al matino e allegrissssssssima la sera!!!).Ad una condizione, che il 1° Maggio sarai in San Giovanni con me: per quest'anno lo vivrò da residente e tu non hai Roberto a cui chiedere il permesso!!!!!!!!!!!


senti, la data è oltremodo fausta...i prodromi del 25 aprile, la Liberazione!
ti penserò tantiiiiissimo.
ti bacio tutta bella laureosa!
renata


ciao dolcezza
io e mauro non mancheremo sicuramente alla festa. per il resto tieni duro ti sono vicina, e ricorda non è molto diverso da uno spettacolo di teatro, emozione compresa
tanti bacetti
i.

venerdì 11 aprile 2008

cosa sono disposta a perdere



mi fido di te
mi fido di te
mi fido di te
mi fido di te
io mi fido di te

cosa sei disposto a perdere?


Oggi, balle notevolmente girate, tornavo dalle prove.

Piove a dirotto.
I miei piedi, negli stivali da gomma rossi numero 35 che ce ne fosse uno che non mi dice "ma quanto sono piccoli quegli stivali?!!", scivolano sull'asfalto bagnato.

Da lontano sento la canzone, qualcuno la sta suonando dal vivo. Mi viene voglia di cantarla, tanto per strada non c'è quasi nessuno. Ci vuole un bel pò di voce per vincere il rumore della pioggia contro la stoffa dell'ombrello.

Mi avvicino al palco.
Resto lì, guardo la pioggia contro i riflettori, e canticchio.

L'ultima volta che qualcuno, accanto a me, ha accennato questa canzone sono successe tre cose:

1. il mio cuore era un cardo viola. Perchè io ero sanguinosamente gelosa. Di tutte le persone che affollavano la sua conversazione e che rendevano evidente che per me non c'era nessuno, nessuno spazio.

2. il mio cuore era un cardo di spine. Perchè io volevo essere bella ma anche sapermi proteggere.

3. Il mio cuore era un cardo di deserto, e intorno non era terra per me.

Oggi ho provato a cantare la canzone e a lasciar andare quel ricordo.
Il ricordo delle Cose-Non-Dette.

Queste almenotre Cose-Non-Dette perchè qui intorno tutti fanno finta di essere sani, cercando di convincere me che sono io quella strana. Mentre io trovo molto più strani loro, non vedendo quale sia la necessità di sembrare sani quando qui nessuno lo è, e se qualcuno lo è è proprio chi è libero dal bisogno di esserlo.

Queste almenotre Cose-Non-Dette perchè qui "ci sono delle leggi che stabiliscono chi si deve amare, e come, e quanto".

Queste moltopiùditre Cose Che Devo Dire perchè - è inutile che io tenti di giocare a fare la tela di giorno per disfarla di notte- in fondo posso perdere tutto ma non posso più perdere di essere me.

Del resto, "di ragazzine con il pedigree che facciano fare bella figura all'opera e che non facciano mai ridere troppo forte", ce ne sono un sacco.

Per mia fortuna, che posso fare altro.

(Lav in cooperation with Lorenzo Cherubini, Giorgio Gaber, Arundhati Roy, Melanie Griffith)

giovedì 10 aprile 2008

fammi cantare con lui

Quando capirai che non potrò più camminare, neanche in mezzo alla strada
quando capirai che non potrò neanche aggrapparmi a quel balcone, che c'è in mezzo alla strada
quando arriverà la sera e penserai che la mattina dopo non potrebbe arrivar mai
e tu eri là che stavi al mare
che bel fresco! onde evitare...
che ti frega di uno che fa fatica a camminare e allora...

Quando mi dirai che è proprio roba da imbecilli vomitare proprio in mezzo alla strada,
e quando ti dirò che è per fatica di capirti che mi vien da vomitare, qui giù in strada,
e quando arriverà la sera e penserai che la mattina dopo non potrebbe più arrivare
e tu eri là che stavi al mare
che bel fresco! onde evitare...
che ti frega di uno che fa fatica a vomitare e allora...

Portami in fondo alla piazza,
là dove canta il jukebox,
senti se c'è ancora quello che canta Onliù, Onliuuu...
E portami in fondo alla piazza, fammi cantare con lui.
Ma prima di tutto:
accertarsi bene che quello che canta sia proprio Onliù, Onliuuu...

E quando mi dirai che anticamente masturbarsi era peccato veniale
Quando capirai che umanamente è l'insalata che mancava di sale
E dopo arriverà la sera e capirai che la mattina dopo non poteva più arrivare
e tu che cazzo sei venuto, sei venuto via dal mare
che bel fresco a riva stare
che ti frega di uno che si voleva rimbambire e allora...

Vai proprio in fondo alla piazza, senti che canta Onliù,
senti se c'è ancora quello che canta Onliù, Onliuuu...
Vai proprio in fondo alla piazza, và, fatti cantare da lui:
Prima accertarsi bene che quello che canta
sia proprio Onliù, Onliuuu...

(Enzo Jannacci, Quello che canta onliù)


Mi sveglio con questa canzone in testa.
Non la sentivo da tanto, ma la trovo sempre stupenda e liberatoria.

martedì 8 aprile 2008

celebrities deathmatch

Molo di Porto Cervo.
Lavinia, anni 3, osserva le barche insieme alla sua mamma.
Tra le altre, lo yacht del principe Aga Khan, attorno al quale si assiepa una piccola folla di curiosi.

Lavinia, dopo attenta osservazione delle dimensioni delle boe esterne dello yacht, esclama a gran voce: Mamma, che palle grandi che ha l'Aga Khan!


Galleria Vittorio Emanuele, Milano.
Lavinia, anni 25, cammina trafelata fendendo la folla che manco un salmone che risale la corrente.
Distrattasi per evitare un cinese che tenta di accecarla con l'elicotterino volante che vende a cinque eulo, dà una spallata mostruosa a una passante, travolgendola.
Si volta, dice "oh, scusa, non ti avevo proprio vista!"

Cristiana Capotondi guarda Lavinia con l'aria di non capire come diavolo si faccia a non vedere Cristiana Capotondi.
Lavinia guarda Cristiana Capotondi con l'aria di dire "abbella! non è colpa mia se pesi 36 kg e se ti tira giù anche Don Lurio"

Non è colpa mia se con i famosi ho delle difficoltà di interazione.

lunedì 7 aprile 2008

lacrymosa

Si scioglie tutto.

Preparo i gelati e sono delle montagne compatte e lisce. Li metto ordinati nelle vaschette e sono delle piscine deliranti di colori, li scalfisco come dovessi affondare la zappa nella terra di paesi sconosciuti, e costruisco per i bambini architetture fantasmagoriche di ghiaccio e latte.

Eppure poi basta cosi poco, una primavera impazzita, una sera cotta dall’odore di asfalto, la distrazione di un dialogo, e i miei gelati si sciolgono. Lacrimano pistacchio e ciliegia, panna e fragole e cioccolato. lasciano lunghe impronte appiccicose e chimiche.

Ho lavato una bacinella dopo l’altra, ora sono lucide come specchi. Se le avvicino al viso scorgo qualcosa delle mie fattezze: la curva del naso, le labbra che rosseggianno come scalciassero contro l’acciaio dei recipienti.
E una goccia lunga lunga che scende, giù per tutta la curva del naso, e poi arriva alle bocca.
Non è fredda, non è colorata, non è dolce. È acqua calda trasparente salata.

Potessi lacrimarla tutta la fottuta salata acqua e congelarla e scolpirne una madonna di ghiaccio da lasciar morire al sole.
Potessi vederle tutte le mie lacrime, gelare e poi sciogliere, sciogliere, sciogliere.
Sciogliere e colare via come una medusa e mai più bruciarmi mai più striare a tradimento una delle mie bacinelle pulite.

Il dolore è cosi, quando arriva stride come gocce d’amarena accanto ad un lago di caffè. È inelegante il dolore, è una sinfonia di colori inadatti a stare vicini, e si appiccica e ti sporca e ti lascia con un odore nauseabondo di morte precoce che sta alle tue spalle e ti dice “ Tu fai. Io aspetto. Tu fai, che prima o poi io ti prendo.”

Ogni mattina impasto
ogni mattina congelo
ogni mattina allineo pianure di gelati luccicanti
e ogni sera si sciolgono e svaporano
e ogni notte pulisco e ogni notte lacrimo.

Tutto si scioglie, ma mai del tutto, e potessi un giorno solo della vita mia sciogliermi anche io e colare via in silenzio.


(Lav to Ste, Jun 12th 2007
Lav on air, still, Apr 7th 2008)

domenica 6 aprile 2008

unraveling the matassa


I'm so childish, a little bit wildish
With my rumdiddlyumdiddlyumdiddly, I'm so deep

Well I'm so garish, a little unfairish
The way I pick you up, and drop you in a heap

I'm so unfaithful, in fact I'm a plateful
I won't kiss her, but I'll stare her up all night

I'm a stormy little singer, an unstable little swinger
If you're coming, come prepared for a fight

(Damien Rice, Childish)



Lui mette le mani sul mio respiro, dice che ho parole in gola incastrate.
(Come ossicini di pesce, penso io.)

Lei mentre suona si dimentica le strofe, e fa un gran casino.

Io la abbraccio e ridendo le dico che lui un giorno lontano ci ha mandate tutte e due al rogo.
Lei ride.
Lui è serio, dice che è possibile.

Lui dice che canta per noi.
How wonderful life is while you're in my world.


They've been driving


We've been sitting on our stairway to heaven


We've been talking


and playing




and cross-talking


We've been naso-nasoing




Then lying...

venerdì 4 aprile 2008

way to blue




Quella tendenza a nasconderti o a mostrarti molto.

Quella preoccupazione di preoccuparti tanto per poi finire a raccontare la tua storia, la tua storia nei minimi particolari, a uno sconosciuto.

Quella voglia di fuggire, di uscire di corsa quando qualcuno mostra di cominciare a conoscerti, sebbene tu non ti riveli.

Quella vertigine di rimanere.

Quell'implacabile sete di qualcuno e di non stare con nessuno.

Di avvolgere le carezze nelle parole.

Quella voglia di cambiare senza rinunciare a nulla.

Quella fame di impossibile.

Come pensare iin questa confusione contradditoria?

E' verità e menzogna, è bene e male e non c'è via d'uscita. Nulla da fare.

Bevi un bicchiere d'acqua.

(Héctor Abad Francioline, Trattato di culinaria per donne tristi)


Lo so che devo riuscire a stare moltofermamoltozitta.
Se fosse solo un pò meno difficile,un pochino, ci riuscirei.

Se fosse meno difficile non vorrei riuscirci. Non così tanto.

Sapere che se voglio così tanto ci riuscirò è nuova tristezza.

Devo contare i giorni trattenendoli come uccellini nel palmo della mano.
Contarli per riuscire a perdere il conto.

giovedì 3 aprile 2008

particolarenonstrano

Sono su un pullman. Accanto a me il compagnuccio delle elementari. In braccio a me la sua sorellina di pochi anni. Parla come un'adulta, chiede se andiamo insieme al cinema o a qualche mostra qualche volta. Io penso che mi piacerebbe, ma che suo fratello lo prenderebbe come un impegno verso la famiglia e verso di lui.

La bambina ed io ci assopiamo, lui mi prende la mano. Sento la stoffa ruvida dei suoi pantaloni verde militare. Penso che non vada bene stare mano nella mano.

Lui mi chiede di scendere dal pullmann per andare in una specie di parco divertimenti. Io dico che non posso, c'è Chicco nel pulmann più avanti e non voglio che all'arrivo debba aspettarmi. Mi fa scendere lo stesso, io sono distratta cercando di scrivere un sms a Chicco per avvertirla. La bambina scompare, io la voglio cercare e sono molto spaventata. Lui affatto.

Siamo in un bosco che costeggia un lago, io chiamo la bambina, vedo due tassi che mi guardano.





Il tasso non è un animale socievole, non ha spiccate potenzialità comunicative e non è in grado di relazionarsi in maniera diretta. Le mascelle del tasso, tuttavia, sono incredibilmente forti e rappresentano simbolicamente la forza del racconto orale. Il tasso rappresenta una peculiare capacità comunicativa che si realizza attraverso la narrazione: il tasso è il custode delle storie.

Inoltre, i tassi vivono sottoterra e sono dei grandi scavatori: non c'è nessuna difficoltà a vedere indifferentemente ciò che tutti vedono, e ciò che si nasconde sotto la superficie.

Il tasso rappresenta il momento in cui dobbiamo prendere la vita seriamente, difendere i nostri diritti e la nostra memoria, noi stessi e ciò che percepiamo come nostro. Prendi una posizione chiara sulle questioni fgondamentali. Non é il momento di chiudere gli occhi o di distogliere lo sguardo. Evita di comunicare quando sei agitato o non hai nulla di positivo da dire. Piuttosto, scrivi.

Il tasso è l'antidoto alla passività e al vittimismo. Smetti di sentirti spaventato e solo. Prenditi la responsabilità delle tue scelte. Scava, osserva le cose in profondità, e continua a raccontarle.

mercoledì 2 aprile 2008

particulaires

"E adesso parlo io:
vorrei portarti al mare
e dirti tutte quelle cose che non so
dividere e capire"

(Alex Britti, Prendere o Lasciare)


Alla scuola elementare la maestra diceva a mia madre "signora, la sua casa per me è di cristallo", suggerendo il mio peculiare talento per tutte le forme del dire che variamente declinano tra trasparenza, esibizione, pettegolezzo, ingenuità, ecceteraecceteraeccé.

A 25 anni, la ragionevolezza e la fisica delle particelle ci suggeriscono che esista qualcosa tra il "mentire sentendosi profondamente pesanti e mortalmente inappropriati" e il "dire la verità risultando mortalmente pesanti e profondamente inappropriati."

A beccarlo, sto qualcosa...:'sti cazzi.

martedì 1 aprile 2008

seveso suona, io non ascolto


5 apr 2008 21.00
FRANCESCO DE GREGORI PalaFamila - SEVESO (Mi)

17 apr 2008 21.00
GREG BROWN (+ Massimiliano Larocca) PalaFamila - SEVESO (Mi)

18 apr 2008 21.00
GIANMARIA TESTA (+ Andrea Parodi) PalaFamila - SEVESO (Mi)

19 apr 2008 21.00
EILEEN ROSE + MICHAEL MCDERMOTT + TREVES BLUES BAND PalaFamila - SEVESO (Mi)


Li vedrei tutti.
Non vedrei l'ora di vederli tutti.

Ma la musica fa piangere.
L'abbraccio di Antonello fa piangere.
Il sorriso sdentato di Anja.
I mugugni di Gigio e la sua pancia.
Non avere ancora pranzato alle 15 fa venire voglia di piangere.
Il Giulio Cesare di Shakespeare ha sempre fatto piangere.

Allora ci si siede sotto la magnolia, e si piange.
Si è del tutto tristi, e senza sensi di colpa.