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sabato 26 aprile 2008

madrepoesia

Per la mia laurea, una della mie amiche più care ha raccolto delle mie poesie in un cofanetto. Le ha incartate ad una ad una in piccole bustine fatte a mano, abbinandole al nome di piante selvatiche.

Madre apre il cofanetto e si mette a leggere.

C'è una donna in jazz
ed è sola
ed è nuda
a strapiombo su una terrazza.

E respira
insaziata
l'attesa.

E ha il sorriso
blu china
di un fiore notturno.


Madre:devo tornare a scuola, non capisco niente.

Lavinia: (sinceramente stupita) mamma, veramente non c'è mai molto da capire nelle cose che scrivo io. Mi sembrano immagini chiare al limite della banalità.

Madre: ah, allora dimmi te cosa vuol dire la donna in jazz.

Lavinia: mamma non lo so,non faccio il poeta di mestiere, non credo che significhi una cosa esatta.

Madre: ti sarà pur venuta in mente per qualche motivo.

Lavinia: So che nel periodo in cui l'ho scritta ascoltavo molto spesso un pezzo di Paolo Fresu. Si vede che ho immaginato una donna vestita solo della musica che ascolta.

Madre: e poi cos'è sta cosa dello strapiombo? è una donna vecchia che sta finendo i suoi giorni.. che immagine decadente.

Lavinia: veramente l'ho scritta pensando a me stessa, se non ti spiace. (ed ero anche una gran gnocca, nella mia immagine,con i capelli come non mi starebbero mai e quello sguardo libero e ironico e divino di una che pensa che nemmeno lo strapiombo può ammazzarla, ma questo non lo dico)

Madre: e poi questo sorriso blu..

Lavinia: mamma è un'immagine anche quella. Una suggestione. Cioè ho pensato che se il mio sorriso avesse un colore sarebbe blu. No?

Madre: vabeh, provo con un'altra.
(ripesca)

Eicorpi,
sonarchi.

Sesabbracciano,
s'increstano,
lunnellaltro.

Sonsorgenti,
nel buio.

Sospalancati sorrisi,
esistruggono-esostengono

aunpasso,

un passo
dal niente.


Madre: Ma perchè non scrivi le parole come tutti gli altri, con gli spazi in mezzo? faccio una fatica a leggere!

Lavinia: (ride) che scema che sei. Vabeh, magari hai ragione.


La verità è che Madre ha capito il trucchetto.

Scrivere è arrendersi all'impossibilità di conoscere e far arrendere l'impossibilità sopravvivendole.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Meravigliosa conclusione. Colpito e affondato, ALè

Lav. ha detto...

Ho vinto delle rose da mangiare?!
Un bacio
L

Anonimo ha detto...

Mi dispiace, sono tutte finite... :( Però quando vengo a Pavia a vedere l'università te le porto, ok? :)) ALè

Lav. ha detto...

Yessss!

Anonimo ha detto...

Per una frase così - come quella finale - non so cosa darei. Tanto di capello, simpatica poetessa :)

Unknown ha detto...

Mother I was in your garden and lost myself for a while...I don' know how I got there though..hope to find it again...I liked it!!!!

Lav. ha detto...

Tendarossa: l'esasperazione fa nascere lucidità insperate, evidentemente!!!

Bambina: rumors report you have forgotten feeding the bambini-cani while reading through my whimsical world, you naughty.