
Gerald Durrell, L'uccello beffardo: Ironico, british, imbevuto di conoscenze enciclopediche, a suo agio in mezzo alla giungla e seduto alla tavola dell'ambasciatore: se Durrell fosse ancora vivo, sarebbe sulla lista dei miei papabili mariti.
Margaret Atwood, La donna che rubava i mariti: quattro donne interessanti. Peccato che parlassero sempre e solo dei loro mariti fedifraghi. Ehi, ma io sono davvero una rintronata hyper-spiritual e neo-hippie come Charisse?! Letto dal mio punto di vista, è un libro che ti sbatte in faccia quante volte ci si rovini la vita da soli.

Dacia Maraini, Colomba: ronnfff...zzzz....ronf..zzzz... abbandonato a pagine 80. E dire che La lunga vita di Marianna Ucrìa mi tenne sveglia la notte.

Rudyard Kipling, Puck il folletto: faccio sempre un pò fatica a seguire le vicissitudini delle tribù barbare del Nord. Mi immagino i personaggi tutti uguali, come uno stuolo di cloni leghisti. La parte invece sui legionari romani era bellissima.

Giovanni Falcone con Michelle Padovani, Cose di Cosa Nostra: immenso.

Yasunari Kawabata, Immagini di Cristallo: meno interessante di altri. Ma pur sempre piattaforma di lancio per permettermi di fantasticare di una mia rinascita in una casa di geishe a Tokyo. Non riesco a credere che anche il dolce Kawabata si sia ammazzato con un coltello in pancia.
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Adam Haslett, il principio del dolore: "In un quieto soggiorno un fratello e una sorella non piú giovani preparano la tavola per un ospite amato, da tanti anni lontano. In una abitazione isolata un giovane medico sta per visitare una donna che ha quattro dita amputate da una misteriosa ferita. Nella casa paterna, ormai vuota dei genitori defunti, un ragazzo aspetta da un altro ragazzo la brutalità piú estrema pur di dare senso alla propria esistenza. Sempre, nei luoghi dove Haslett ambienta la propria narrazione, si compie una via crucis lancinante e si manifesta al tempo stesso, in tutta la sua trepida gloria, l'epifania della vita"
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Kader Abdolah, Il viaggio delle bottigle vuote. L’alter ego dell’autore e protagonista del libro Bolfazl, è un esule iraniano che ha trovato rifugio in Olanda. Nonostante le difficoltà che deve affrontare in questa nuova esistenza, vive il suo stato di esule con grande forza d’animo, sensibilità e con il desiderio di comprendere e la volontà di integrarsi. Nel suo cammino è aiutato dal vicino di casa René, un ex artista, sposato e con una figlia, che scopre di essere omosessuale.
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Oliver Sacks, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
"Rispetto alla normalità, che è troppo complessa per essere capita, e tende a opacizzarsi nell'esperienza comune, tutti i "deficit" o gli eccessi di funzione, come li chiama la neurologia, sono squarci di luce, improvvisa trasparenza di processi che si tessono nel "telaio incantato" del cervello."

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