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martedì 18 dicembre 2007

that hideous strength

"Vieni in cucina. Vieni nella mia cucina. Io, la tua, già la conosco. Ti voglio con me, qui, un momento. Ce lo possiamo permettere. Chissà perchè ho l'impressione che oggi non ti opporrai all'invito di addentrarti nei meandri di casa mia, almeno lo spero, perchè con te non so mai da che parte arriverà il rimprovero... Accetto il rimprovero. Questo mio voltafaccia improvviso, il velo di rozzezza che mi ostino a indossare davanti a te... Me lo sono meritato. E forse merito anche il lanciafiamme che hai puntato sul mio innocente desiderio.

Dai, basta litigare. Mi piace dirti "dai". Sento subito gorgogliare come un'ondata di calore. Me ne sto qua fuori, appoggiato al davanzale della vita. Guardo all'interno e provo già nostalgia per ciò che un giorno verrà distrutto, non esisterà più per noi e si disgregherà."


"Sarei felice di poter dire a me stesso: "Con lei ho stillato la verità". Sì, è questo quello che voglio. Voglio che tu sia per me il coltello, e anche io lo sarò per te, prometto. Un coltello affilato ma misericordioso - parola tua. Non ricordavo nemmeno che fosse lecita. Un suono così delicato e ovattato. Una parola senza pelle (se la si ripete più volte a voce alta si può sentire come terra riarsa, e non è facile il momento in cui l'acqua s'infiltra fra le crepe)."

(Daniel Grossman, Che tu sia per me il coltello)


Libro letto nell'estate della maturità, sulla spiaggia di Sanvito.

Oggi per la prima volta avevo una sorella e basta. Magari qualcuno ha anche pensato che ci somigliassimo.

Abbiamo dipinto tutto: non è rimasto neanche uno spazio bianco.
Miracolo di mani che si muovono più del solito o in modo diverso dal solito.
Miracolo di me che dimentico tutto ed esiste solo here and now.

Continuo a sognare carneficine storiche da cui mi salvo per miracolo, o grazie ad Airin.

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