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martedì 5 maggio 2009

la Svizzera verde

"Secondo me gli italiani sono convinti di essere più intelligenti degli svizzeri, ma se guardiamo il reddito medio degli svizzeri viene da pensare che sarebbe meglio essere un pò più scemi" G.Gaber



Alle sette del mattino il mondo è ancora in ordine, era il titolo di uno dei miei libri preferiti di quand'èro bambina.
Alle sei del mattino, il mondo è ancora più in ordine, è la mia percezione del mondo che è un pò annebbiata da un bioritmo troppo latino per essere funzionante a quell'ora.

Lavinia parte alle luci dell'alba su un ridente treno per Lugano, città in cui deve incontrarsi con Rita per proseguire alla volta di Giubiasco e partecipare alla prima di uno spettacolo di Niki che dall'anno prossimo verrà prodotto dalla sua propria nascenda associazione culturale.

Cambio a Como, e salendo sul treno svizzero si è già compiuta la mutazione culturale: i rumori sono ovattati, i cellulari in modalità silenziosa, i sedili spulciati.
(dire queste cose è una banalità, lo so, ma ragazzi passare da un binario all'altro e trovarsi in un mondo cosi diverso ti fa dubitare di essere erroneamente passata attraverso una passaporta potteriana).

Scorrono laghetti e montagne verdi e chilometri divorati in elvetica puntualità, e io comincio ad agitarmi sul seggiolino quando nel giro di 20 minuti sono già passate le guardie di frontiera, i finanzieri con i cani e la polizia ferroviaria. Ti scrutano dall'alto in basso (ok, lo so che scrutare me dall'alto in basso è inevitabile) e ti guardano con un'intenzione che nemmanco gli allievi più dotati di Stanislavskij, e io vorrei dirgli: sticazzi, se vuoi i documenti chiedimeli e facciamola finita.

Scorrono laghetti e montagne e io penso: se in un'ora e un quarto sono a Lugano, in questa pace e in questo lusso discreto, l'anno prossimo col cazzo che mi faccio un'ora e un quarto di treno per arrivare a rozzano.
Comincio a progettare la colonizzazione del mercato teatrale svizzero.

Arrivata a Lugano, trovo Rita in evidente fibrillazione. Le intimo 'Don't you dare kissing me here, they'll have us arrested I bet': siamo in Svizzera, e per un bacio saffico ancorchè casto, potremmo essere punite dalla legge.
Co affrettiamo: i primi 20 minuti di parcheggio sono gratis,ma puoi uscire dal parcheggio solo se possiedi lo scontrino che attesta il tuo utilizzo gratuito. Comincio a fremere sostenendo 'ci arrestano se non abbiamo lo scontrino. E siccome lo avrai certamente fatto cadere a terra, ci arrestano doppiamente'.

Il lindor(e) assume contorni lievemente stucchevoli e morbosi.

Imbocchiamo la strada, evitando come la peste le autostrade perchè rita 'quest'anno non ho il bollino' (non chiedetemi a cosa si riferisse..), ma imbocchiamo la strada contromano. Nonostante la mia idiosincrasia automobilistica, mi insospettisce che in Svizzera si usino triangoli della precedenza dipinti in posizione rovesciata, e linee continue per dividere le carreggiate. Mentre dibattiamo sul 'you're in the wrong lane-no I am not- yes you are' arriviamo in prossimità di una curva, e Rita si sposta a destra poco prima di incontrare una moto.
Vedo 'le porte del carcere che si spalancano davanti a me' (cit.)

Guidiamo 30 km a 60 km/h, perchè siamo in Svizzera e non vogliamo essere arrestate.
Continuiamo a guidare, perchè giubiasco secondo Niki è prima di Lugano, e ne conveniamo che 'it actually IS before Lugano, if you see it from the German side.'

Arriviamo a scuola e io giuro che manderò i miei figli ad Alcatraz piuttosto che lì. Ma mi comporto con somma dignità e tiro giù il più possibile la gonna per coprire la pelle nuda tra l'orlo e l'inizio del calzettone (proprio oggi dovevo adottare la tenuta college...)

Da lì in poi mi fingo inglese, come al solito. L'unico modo per sopravvivere dignitosamente a un bagno di folla costituito da adolescenti in maggior parte maschi.

Intervisto una prof di inglese, svizzera, che quando parla inglese ha un accento sardo.

Il culmine sulla via del ritorno: nell'adrenalina post teatrale, dimentiche della necessità di disciplinarci per non finire in una gattabuia tra marmotte milka e ragazzotti in pantalone alla zuava bluarancio, ci fermiamo davanti a un giovane autostoppista.
Quando esclamiamo all'unisono 'Let's give him a lift, poor thing!' sembriamo veramente Adelina e Guendalina Qua Qua.

Lui, però, quando apre bocca sembra Aldo Baglio quando faceva l'imitazione del poliziotto di Bellinzona a Ultimo minuto. Mi ricordo che siamo nella Svizzera verde, rabbrividisco e gli chiedo 'quanti anni si prendono in Svizzera per aver raccolto un autostoppista in tangenziale?' e lui, gutturalecavernicolo, 'eh, non lo zooo, ma non si puòòò fareee, ma lo zapevo che voi mi prendevate che ho visto che avevate la targa italianaaaa'.

Forse, dopotutto, meglio squattrinata e stressata a Rozzano che paranoica e ricca in Svizzera.

E in onore degli adolescenti emo che tentavano di appassionarsi alle vicende di Uther Pendragon e Gorlois e Igraine, e a me che tentavo di fotografare le appassionanti scene resistendo alla puzza di ascella che caratterizza la pubertà, vi beccate questa:

The Bella Cullen Project, Switzerland.

4 commenti:

tenda rossa ha detto...

Ehi Lavinia, sei un po' una reduce, come quelli che hanno fatto la campagna di Russia! :)
Mi colpisce la prof di inglese che quando parla inglese ha un accento sardo (parlasse sardo avrebbe un accento british?.

Lav. ha detto...

Resto dell'idea che la Svizzera sia una categoria mentale. Di cui io sono sprovvista, e che pertanto mi affascina.

enne ha detto...

Concordo. D'altronde di Ginevra ricordo solo giardini ordinatissimi e puliti, e incursioni in negozi per acquistare cioccolata.

Lav. ha detto...

Ma a te non veniva l'ansia? a me di brutto. Anche in danimarca però. La perfezione mi angoscia.