e questo pianoforte mi fa respirare e più in alto volerei;
c'è qualcosa che mi spinge ma non penso che mi fermerai!
C'è una grande festa in ogni cuore
e il pianoforte è il mio Signore che mi prende per la mano
e che mi porta in fondo fino a te....
c'è qualcosa che mi spinge, ma nessuno sai mi fermerà!
A Celito e a chi si preoccupa che io sia chiusa nella mestizia: no, ero chiusa nella nevrosi per via di un debutto che mi sono fatalmente trovata a gestire completamente da sola.
Avrei amato condividere con voi delle foto, ma mia mamma si è tanto appassionata dello spettacolo da dimenticarsi di farle. In ogni caso, mi sono prodotta in una gag nonsense in cui entro in scena in tailleur nero con un enorme pappagallo di peluche in testa. Doletevi di non averla goduta perchè è stato uno dei miei picchi artistici.
E godetevi questo pensiero sul teatro, che ho trovato folgorantemente esatto.
Tutto quello che è passato per il teatro negli ultimi anni cinquecento anni è morto. E’ morta la commedia dell’arte (e chissà se c’è stata veramente) e si è consumata la stagione dei grandi attori..... La regia è diventata una catena di montaggio per fare spettacoli in serie con attori infagottati di costumi, tesi come armature, ingrugnati e strilloni. Il gentile pubblico è deportato in luccicanti teatri, si spengono le luci e anche le speranze di assistere a uno spettacolo di esseri umani vivi. Persino l’avanguardia è soffocata negli stravizi, coccolata da critici addormentati in penultima fila, amleticamente indecisi se amare gli attori o amare se stessi hanno finito per fare sesso coi primi e innamorarsi dei secondi. L’avanguardia impoverita da artisti incapaci di sbucciare una mela, divenuti sordi per non essere sordidi. E il teatro civile? Gli arrabbiati narratori di tragedie? I cantori del popolo che scavano con la pala teatrale nell’orto della memoria e resuscitano nonni morti che hanno perso la guerra? Sono abbrutiti dalle tournée in ristoranti dove il cameriere ti prepara un panino con mortadella all’adrenocromo perché la cucina è chiusa. I vendicatori dei vinti ripartono all’alba da Infondoalmondo per arrivare in tempo a Inculoallaluna. Gli insegnanti col doppio mento nei laboratori teatrali dei sottoscala di palazzine accanto all’autolavaggio, i professori del doppio senso nei dipartimenti degli atenei con distribuzione a gettone di lauree o i registi in doppio petto nelle scuole a cinque stelle ti insegnano che all’estero il verbo recitare o interpretare quasi non esiste. Ti raccontano che si usa il verbo “giocare”. Persino i tedeschi che hanno parole lunghe e composte per esprimere la complessità della loro visione del mondo (che infatti si dice Weltanschauung), persino loro oltre a vortragen e darstellen dicono spielen. Il più grande attore del ventunesimo secolo no..... (Gateano Ventriglia)Non gioca e non recita. Sta in scena con un po’ di ricotta e se la mangia. Solo i bambini possono recitare e giocare. Prendono un bicchiere di carta, lo riempiono di terra e vanno alla fontanella per metterci un poco d’acqua. mescolano con un pezzo di legno, si mettono a gambe incrociate sul prato, dicono “buon appetito” e giocano, e recitano.....
Sul palco del suo “Otello alzati e cammina” Gaetano Ventriglia si mangia la ricotta. E non può essere un oggetto di scena che ti porti appresso per due anni di repliche come il teschio e la calzamaglia che gli attori tromboni hanno sempre nella ventiquattrore. Deve essere fresca perché mangiare e fare teatro non è uno scherzo. Perché Gaetano non interpreta un uomo che mangia, non finge di stare in quell’angolo del palco col piatto in mano. Ci sta per davvero....
Per fare teatro bisogna fare le cose. Farle e basta.....
La ricotta di Otello, di Ascanio Celestini (La Repubblica)
Lùnapop, Questo pianoforte.
(potreste pensare che rovini la poesia, ma amo questo pezzo).

4 commenti:
Avrei tanto voluto vedere la foto di te in tailleur scuro, col pappagallo in testa.:-)
Sai, non si è mai veramente mesti se si ha la forza di progettare e "fare", appunto.
Un bacio.
Mi rendo conto di essere anomala, ma non ti dico che divertimento. Dovevi vedere le facce dei bambini.. non resistevano dalla voglia di dirmi 'ehi hai un pappagallo in testa', ma le suore generavano quest'atmosfera da guerra fredda tra il palco e la platea e alla fine i bambini sono esplosi comunque...
bacio.
MA scusa e farti una foto "SPECIAL EDITION" solo per i commentatori del blog? No eh?
Alexander Baricco, dixit:
"vogliamo parlare dell'appassionata difesa del teatro di regia, diventato praticamente l'unico teatro riconosciuto in Italia? Adesso possiamo dire con tranquillità che ci ha regalato tanti indimenticabili spettacoli, ma anche che ha decimato le file dei drammaturghi e complicato la vita degli attori: il risultato è che nel nostro paese non esiste quasi più quel fare rotondo e naturale che mettendo semplicemente in linea uno che scrive, uno che recita, uno che mette in scena e uno che ha soldi da investire, produce il teatro come lo conoscono i paesi anglosassoni: un gesto naturale, che si incrocia facilmente con letteratura e cinema, e che entra nella normale quotidianità della gente."
Ho amato follemente baricco fino a oceano mare, poi molto meno. Ma condivido quello che dice in questo caso.
Non so se avrete altre occasioni di ammirare il supremo gesto del pappagallo, ma domani sono su un giornaletto locale in cui dico cazzate sui libri. Magari vi linko!:P!
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