'Scusi, potrei sapere perché una donna affascinante come lei porta i baffi?'
Ci vuole un coraggio mica da ridere, a fare una domanda così a una donna così. Non ci aveva messo poco, in effetti. Per una certa quantità di tempo – inconsistente e lunghissimo- era rimasto a fissare il legno della porta. Poi l’aveva spinta, la porta. Ed era rimasto lì, il respiro più soffice mentre annegava nel verde smeraldato del suo vestito e nelle curve della sua schiena. Un fiume potente pareva abitarla e muoverla.
C’era voluto coraggio anche solo ad avvicinarsi. A lei che al bancone beveva e rideva a voce alta, come un uomo, in mezzo agli uomini. Ce l’aveva fatta giusto perché si era accorto di essere fondamentalmente l’unico uomo in tutto il locale a cui lei non stesse parlando o ridendo dritto in faccia con quei suoi denti opalini. Li aveva contati con le dita chiuse nelle tasche, e non c’era dubbio: aveva parlato con il tizio al bancone, con il vicino di destra e di sinistra, aveva mandato un grido al pianista che subito si era voltato e le aveva lanciato un bacio e il suo cappello, e quando il cappello era caduto su un tavolo lì vicino, lei si era alzata per andare a prenderlo e si era sdraiata allungandosi sul tavolo per acchiapparlo. Come se fosse la cosa più normale del mondo e fossero strani quei beoti di uomini che la guardavano increduli.
Quando era tornata verso il suo posto, a lui tutto sembrava ormai così pazzesco e surreale che si era apreso la libertà di allungare un braccio e, trattenendola per il polso, le aveva fatto quella domanda.
'Scusi, potrei sapere perché una donna affascinante come lei porta i baffi?'
Si era accorto che sul volto immacolato della donna spiccavano due piccoli baffetti neri, sottili come spade, solo nel momento in cui aveva pronunciato la domanda. Quindi in realtà, dei baffi non gli importava sapere niente, la domanda era solo arrivata così, prendendolo di sorpresa.
'Per confondere le idee', aveva risposto lei, e si era liberata dalla stretta al polso girando su se stessa a passo di danza.
'Mi perdoni se insisto, signora. Non credo proprio che basti quel paio di baffetti per confondere le idee a qualcuno qui sul fatto che lei sia proprio una donna. Come non se ne vedono da decenni, con licenza parlando.'
‘Ha ragione lei’, aveva sussurrato in tono compiacente, stropicciandogli il bavero.
‘Ho dimenticato di dire che non sono le idee altrui che cerco di confondere. Sono le mie’.
'Prego?'
'Mi metto i baffi per credere di essere un uomo. E se posso darle un consiglio, dovrebbe provare anche lei.'
Dopo aver pronunciato queste parole era uscita con la rapidità di un animale, le gonne verdi che frusciavano al suo passo come una foresta incantata. Rapida era, rapida e potente.
Nel paese in cui da centocinquant’anni non si vedeva una donna, tutti gli uomini erano ammutoliti.
(...)

13 commenti:
Uhm...E' un racconto?
Brava sei brava, Lav, e su questo non ho mai avuto dubbi.
Ti arrabbi se ti dico che mi è venuto in mente Diego de la Vega vestito come Rossella O'Hara?
:-(
E' un racconto che doveva essere continuato da un altro autore. Quindi è stato messo qui nel caso Un Altro Autore (neutro, singolare) voglia farsi avanti.
Anche per metterci di mezzo Rossella O'Hara!
Occazzo...
Mi sono messa in trappola da sola?
ah perchè adesso un mio racconto è una trappola, eh?! ecco.. amiche amiche...:P!!!
A me la donna coi baffi fa venire in mente Jules e Jim di Truffaut, quando Jeanne Moreau si traveste da uomo...
celito, hai citato il mio film preferito di tutti i tempi.
Beh Truffaut è uno dei miei registi preferiti... :)
Non era quello il senso, Lav. :-)
Ve la ricordate "la donna-scimmia"?
Testuzza, temo di avere presente meglio l'uomo orango. Fa lo stesso?
Sì, sono sempre più distratto
e anche più solo e finto
e l'inquietudine e gli inchini
fan di me un orango
che si muove con la grazia
di chi non è convinto
che la rumba sia soltanto
un'allegria del tango.
Avercene di oranghi cosi! (anche perchè per la legge della domanda e dell'offerta il biglietto dei suoi concerti costerebbe meno).
http://www.youtube.com/watch?v=kHatRDhC8PI
Annie Girardot e Ugo Tognazzi.
Ecco perchè non conoscevo. La stirpe dei Tognazzi mi da ai nervi, ma per te proverò!
Posta un commento