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sabato 9 febbraio 2008

souvenir

a) Oggi in teatro, prima di iniziare lo spettacolo, c'è stato uno di quei (rarissimi) momenti in cui eravamo ferme, sedute nei camerini, semplicemente ad aspettare. Con un coniglio nel cuore respiravo, malseduta su una sedia troppo alta e profonda. Respiravo guardando la porta antipanico del retropalco, verde uniforme ospedaliera, e mi sono accorta che non saprei dire come tutto sia andato nella direzione che mi ha portata lì. Non saprei come, so solo che lo sapevo già, e che è successo.

b) Al ritorno, studiavo sul treno un testo francese di cui, non conoscendo la lingua, dovevo spesso consultare le figure. Un ragazzo, vedendomi concentrata sull'immagine -approssimativamente fotocopiata, bianconera, e francesemente glossata- di un'anca ruotata in en dehor, mi chiede se studio fisioterapia. Rialzo la testa, gli dico no, lettere. Si smarrisce, dice come mai la gente che studia lettere legge un libro di fisioterapia. Gli dico che è per una tesi sulla danza. Sto leggendo di tutte le rovine che colpiscono le articolazioni delle ballerine. (per cominciare la rivolta sindacale delle etoiles, quello non glielo dico.Non lo dico a nessuno, dal giorno in cui Paolo mi ha detto "non puoi guidare la rivolta sindacale dei pianisti. Guadagnamo 500 euro a sera, dobbiamo dire sempre si".)

Lui dice che anche lui sta scrivendo la tesi. Immagino di dovergli chiedere di che argomento tratti. (
passo più tempo a essere carina con gli sconosciuti che con chi ho vicino. Un brano dell'antologia delle medie diceva "mio padre si curava più degli altri che dei suoi". Ecco, quello faccio)

Mi dice che si laurea in geologia, e dice qualcosa che contiene la parola geodetizzazione. Io mi metto a pensare a cosa sia, faccio capriole finchè mi si presenta l'immagine di un sasso squarciato con la pancia foderata di cristalli. Quelle immagini che ti meravigliano sul libro di chimica alle superiori. (se come me devi cercare almeno una disciplina scientifica che non ti sembri una cloaca di boiate, e lo trovi solo nella chimica perchè i bilanciamenti ti vengono da dio.)

Dunque mi convinco che il geode sia una formazione cristallina nata all'interno di qualche squallido sasso con l'aspetto di un uovo primordiale. (vengo poi a scoprire la seguente verità: La Geodesia è una disciplina appartenente alle scienze della Terra che si occupa della misura e della rappresentazione della Terra, del suo campo gravitazionale e dei fenomeni geodinamici: spostamento dei poli, maree terrestri e movimenti della crosta.)

Lui parlava, io fissavo gli occhi dietro gli occhialini e il ciuffo sopra gli occhialini e con la coda dell'occhio lo zaino e pensavo ma che cazzo è un geode. Lo so, è da qualche parte e lo so. Volevo arrivarci, alla cosa giusta, sentirla scattare.

c) Quando ho saputo che sarebbe nato mio nipote, mi immaginavo spesso di tenerlo in braccio mentre pensavo a tutte le cose che avevano portato me e lui li. Ma non è mai funzionato come oggi con la porta del teatro, non con quella esattezza. C'era sempre imprecisione, imprevisto, some oh my god this is not the way it was meant to be, c'è stata fin da subito la mia voglia di scappare perchè io non ero lì, non ero affatto in quella cosa in cui mi mettevano coatringendomi a credere che fosse normale.

Solo una volta è successo che mi sono sentita proprio cosi, tenendogli la mano mentre si addormentava. Ho poggiato la fronte sul materasso del letto cosi-alto, cosi-grande, cosi-circondato da cose che non permettevano di fingere che fossimo in cameretta, ho poggiato la fronte vicino alle nostre mani unite, e mi sono messa a cantare piano. Una canzone dei Corrs che mi raggiungeva da un'estate berlinese di anni prima. Vorrei scappare perchè mi sono innamorata di te. (sono caduta nell'amore con te, cosi si dice).
In quel momento eravamo esatti, io e lui.
Peccato per le circostanze.

Tutta questa tensioneverso.

Forte e inestinguibile e chiarissima e spietata.

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