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venerdì 19 novembre 2010

ciao

Oggi vi scrivo nel dolore.

Una dei piccoli africani che periodicamente vengono per essere operati alla Cà Granda -l'ospedale Niguarda di Milano, che in queste occasioni diventa davvero una grande casa in cui ho visto professionalità e generosità in pari grado - e che io assisto specie nei mesi estivi, è morta di malaria al ritorno in patria dopo aver brillantemente superato un difficile intervento per un'affezione cardiopolmonare.

Aveva meno di due anni e, anche se vi sembrerà una frase di circostanza, era bellissima. Mi dispiace non potervela far vedere - occhi neri e piccoli ricci nelle lenzuola bianche marchiate dell'ospedale- ma non sarebbe giusto mostrare una bimba non mia. Sono certa che la immaginate tutti.


Abi.
Abigael.
Il tuo nome mi è piaciuto dall'inizio. Ma ti ho sempre chiamata solo Abi, eri cosi piccola e quel nome cosi grande.
Quando ti ho conosciuta avevi la febbre, tremavi tutta e ti sei addormentata mentre improvvisavo una ninna-nanna accumulando rozzamente i suoni francesi che conoscevo: Abigael.. Abigael.. elle est tres jolie.. elle est ma petit...
Solo dopo ho scoperto che tu, a differenza degli altri bimbi, non eri mai entrata in contatto con il francese ma solo con il lingala. Poi è arrivato Padre Hugo:chiquita, ti diceva lui, nella sua lingua.

Ti avevano scelta come scelgono di solito: se ci sono 700 bambini da curare, ne scegliamo 5 tra i più forti. Quelli con le maggiori possibilità di superare gli interventi delicati che solo i dottori bianchi fanno.
Sono arrivati altre volte tuoi fratelli senza patria, senza genitori, fuggiti dalle guerre d'Angola. Sono arrivati i bambini-stregone, i corpi segnati dai tentativi si esorcismo.

Tu eri la bambina piu piccola tra i tuoi fratelli venuti prima di te.
Per questo ero cosi preoccupata quando, nel giorno del mio esame di danza, è rimasto Stefano con te. Avevo paura che non sapesse come trattarti, cosa fare, perchè le donne sanno per istinto e gli uomini un pò meno: tu sei stata la sua prima bambina in assoluto e per sempre lo resterai.
Lui di voi e per voi mi ha detto 'finchè sono qui, dobbiamo trattarli come se fossero figli nostri, perchè questo vorremmo se i nostri figli dovessero essere accuditi da altri'.

Quando sono tornata in ospedale, le infermiere, le altre mamme e le volontarie erano meravigliate di questo ragazzo giovane che ti aveva ninnata tutto il pomeriggio su e giù per i corridoi, ti aveva cambiato pannolini mettendoti tutte le creme necessarie, e continuava a lavarti i piedi dopo che avevi fatto tre passi senza scarpe.

Spalancavi la bocca davanti a ogni genere alimentare, anche quando non era per te. Quella che Padre Hugo chiama 'la fame total', la fame atavica di chi non crede che il cibo abiti nei frigoriferi e sia sempre a disposizione.
Ho scoperto poi che in lingala avete un verbo, kodunda, per dire 'mangiare a quattro ganasce'.

Poi ci sono stati i pomeriggi in cui mangiavi la pasta con le mani, un fusillo dopo l'altro. I pomeriggi in cui piano piano imparavi a camminare e danzavi sul tappeto. I pomeriggi in cui ti davo il gelato e se mi distraevo un attimo tu prendevi la mia mano che reggeva il cucchiaino e te la portavi alla bocca.
Quando sei andata via, abbiamo gioito del fatto che la pelle del tuo gomito facesse finalmente le piegoline.

Conoscere te è stato conoscere i miei limiti. E'stato scoprire nuovamente la stima, prima dell'amore, per Stefano. E' stato avvicinarmi a Laura come succede solo tra le mura di una casa. E' stato incontrare F., il ragazzo che si stava liberando dalle dipendenze e che passava le notti con te.

Quando ha raccontato a me e a Stefano la sua storia, non potevamo credere che una persona che aveva cercato continuamente di distruggersi con le droghe potesse essere cosi determinato nel mantenere te in vita.

Ho voluto bene a te, e anche a lui.
A lui che, quando l'ho reincontrato nella danza, parlava sempre di te. Teneva la tua foto sul desktop del pc. Tu ridevi con lui come con nessun altro.

Un giorno mi ha detto che, fuori dalla comunità, non avrebbe saputo dove andare perchè non aveva una casa. E io gli ho detto 'potresti andare in Congo, dai bambini'.

Lui che era cosi forte nello stare con te e lui il cui corpo si paralizzava nella danza. Io sapevo cosa sentiva, quella paura che il tuo corpo sia di nuovo investito da terrori assoluti e assassini.

Un giorno è riuscito a danzare. Sulla mia musica, il tango di Roxanne. Alla fine mi ha guardato, sudato, stravolto, con gli occhi rossi di pianto, e mi ha detto 'hai visto che ce l'ho fatta'.

F. ha abbandonato la comunità prima del tempo. Non so dove sia e non so se verrà mai in Congo.

Tu hai abbandonato la vita prima del tempo.
Mi hanno detto che ti hanno portata in ospedale, ma la tua casa era a 12 ore di autobus dalla pediatria e c'è voluto troppo. Mi hanno detto che a volte la malaria cerebrale ammazza anche quelli che tornano qui a farsi curare.

Non so quanto sia vero.
Non so nemmeno se sia importante accertarsene, perchè so che comunque nessuna spiegazione appiana l'ingiustizia tra l'Africa e Milano.
So solo quello che tu ci hai dato, e che nessuno ci può togliere.


(vorrei che queste parole non fossero amare, patetiche, addolorate. Vorrei che dessero anche a voi la sua bellezza. Ma al momento è cosi, il mio dolore rovina il ricordo, e me ne dispiaccio).

3 commenti:

Unknown ha detto...

Cosa da un valore a una persona?

-Abi 2 anni ha vissuto una vita intensa: Sofferenza,Amore con dei problemi di Cuore e un mondo di persone che l'ADORAVANO. Nel corridoio era una Star,una Bellezza;una Gioia........una cosa che non vi spiego.

- Il Signor.F. 50 anni, tossico,ha vissuto una vita di Sofferenza,Amore con problemi di Cuore un Grand' Uomo con Abi di un' UMANITA' infinita.

-Stefano 25 anni ha vissuto una vita Intensa simile al signor F.e simile a quella di Abi.Non ha pianto per la morte di Abi,perchè lei gli ha lasciato nella mente solo ricordi STRAORDINARI,impagabili con nessun valore.

-i collaboratori padre Hugo,anni non rilevati. Ma dai suoi gesti e ideali ETERNO.

-i due volontari marito e moglie,anni non rilevati. Una vita da EROI dai loro racconti (io ci credo!)

-una signora di cui non conoscevo ne il nome ne l'età ma INNAMORATISSIMA di Abi e Steve o Kandu; una figlia suicida nella stanza affianco a quella di Steve.

Nessuno Merita la Morte. La Morte é un Dono. Il Valore che diamo NOI all'Uomo è quando viene a mancare,ma se la persona la viviamo subito con Valore e Amore,la Morte è un Dono per i miei Ricordi e per il mio Spirito Umano. Il Valore bisogna darlo a chi lo merita e nella quantita Giusta Sempre. E il valore che diamo è un Dono e darlo con GIOIA per quello che si fa ti fa vivere una Vita Serena dove Vivono i BEI RICORDI.

Il valore che diamo a noi stessi finisce a noi stessi,il valore che Doniamo ci fa diventare IMMORTALI.

tenda rossa ha detto...

Sarebbero comunque amare. Un mondo diverso è un mondo nel quale Abigael non muore a 2 anni di malaria. E non ha bisogno di venire a Milano per essere operata. Un abbraccio forte forte, Lavinia.

Lav. ha detto...

Non sono ancora riuscita ad elaborare pensieri in merito, tendina.