Salve,
da quando avevo 21 anni lavoro in p.iva del tutto autonomamente come responsabile di laboratori teatrali all'interno di percorsi educativi (scuole, disabili, disagio) e come attrice di teatro per ragazzi.
Mi sono diplomata e laureata(3 piu 2) a pieni voti, sto seguendo un master triennale in danzaterapia e sono bilingue italiano/inglese: non ho mai lasciato l'Italia perchè voglio svolgere la mia funzione sociale nel mio paese, pur sapendo che in molti paesi esteri sarei regolarmente assunta dal settore pubblico.
Le mie esperienze di lavoro contemplano pagamenti in nero a cui ferocemente mi oppongo e NESSUNA TUTELA PREVIDENZIALE rispetto a malattia, disoccupazione, maternità: un libero professionista nel mondo artistico-sociale è completamente indifeso e deve lottare per portare avanti un lavoro che potrebbe essere invece innovativo e altamente qualificante.
Chi si occupa poi di professioni creative non tradizionali ha scarsissima possibilità di imprenditorializzare la propria attività perchè non esistono percorsi di valorizzazione, e se esistono sono del tutto impreparati a supportare iniziative innovative.
Chi oggi inneggia al posto fisso ha fabbricato le condizioni per una 'flessibilità' suicida e umiliante: quando affitterò una casa dovrò chiedere a mio padre di porre la sua firma in fideiussione del mio contratto d'affitto.
Sono contenta di vivere a Milano perchè solo qui posso permettermi di vivere di questo lavoro, ma resto comunque amareggiata dalla dispersione e mortificazione delle energie di noi giovani: cercare un percorso lavorativo non tradizionale in questo paese, ad oggi, è uno stillicidio per la dignità.
Lavinia Costantino.
Questo è il mio piccolo contributo, ma andate a leggere tutti gli altri racconti pubblicati da Repubblica.
Billy Bragg, Ideology.

4 commenti:
Il problema è che in Italia con "flessibilità" si intende "la capacità del lavoratore di flettersi a 90 gradi"
Se la tua è una generazione perduta mi chiedo come sarà il futuro di mio figlio, per esempio. Che, voglio dire, già di suo non è che si ammazzi di studio.
Credo non sia solo un problema italiano. Magari da noi certe situazioni sono più acute, ma all'estero non se la passano alla grande.
Io, oramai, ho imboccato la parabola discendente. Posso solo sperare che presto queste nuove professioni vengano riconosciute e apprezzate per l'importanza che hanno.
Baol: dovresti farci delle magliette, sul tema.
N: siccome, ironia della sorte, sono figlia d'arte di due consulenti del lavoro, ti suggerirei di manipolare la sua mente perchè diventi uno chef (worldwide, rende ancora bene). Oppure un idraulico, ma vale solo sulla piazza di Milano.
Ottima idea ;)
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