Rispondo ad alcuni appelli. Che probabilmente hanno un senso e possono aiutarmi.
Pensavo che si trattasse di una fase passeggera di burn out, data anche dalla stanchezza per le continue malattie.
Pensavo tante cose e non mi interessa capire la ragione, il fatto è che ho troppo lavoro, comunque non è il lavoro che mi soddisfa o non è fatto nel modo che io vorrei, non mi permette di accedere ad alcune mete normali all'alba dei 27 anni e che ora sono pregiudizialmente inaccessibili (andate a chiedere voi un mutuo per una prima casa se lavorate in partita iva), non tollero la vita di città o almeno di una città come milano in cui i controllori fs mi minacciano di consegnarmi alla polfer se rifiuto di pagare la multa per mancata convalida perchè tutte le macchinette obliteratrici erano rotte e accettano comodamente la tangente dagli altri passeggeri più condiscendenti, l'economia e le politiche del lavoro stanno talmente tracollando che ho scoperto di essere stata chiamata a lavorare in posti che stanno aspettando dai fornitori i soldi per potermi pagare.
Alla fine di giornate cosi devo anche essere attiva e creativa, perchè c'è sempre qualche spettacolo su cui mettere la testa. Creativa a gettone, con risultati pietosamente tenuti in piedi solo dall'esercizio tecnico. Gli altri forse non lo vedono, ma io io si.
Non mi interessa capire le ragioni, la conclusione è quella del Vecchio Alex:
e i cazzi di sette e mezzo in latino, che sono passati dall'essere un mezzo all'essere un fine ultimo?
Cioè: il problem solving non è più uno strumento, ma è il fine ultimo della mia vita.
Le soluzioni sono tutte a portata di mano:
1. andare a vivere all'estero, chiedendo anche di ricevere un calcio in culo per poter più comodamente abbandonare il proprio paese.
2. realizzare quello che voglio qui, diventando stanziale in un mio spazio anzichè girare per i clienti più svariati. Mettermi in proprio, chiaramente sapendo che posso farlo con i soldi che mio papà da giovane si è guadagnato come dovrei essere in grado di fare io ora.
3. desistere, diventare più incline a godersi la vita in funzione dello sballo del sabato sera.
4. aspettare la botta di culo. Aspettare magari anche tutta la vita.
E vi assicuro che non voglio diventare miliardaria con il teatro per bambini. Non voglio vincere premi o diventare famosa.
Io voglio fare una vita senza che nelle MIE sere ci sia la baldracca della clerici con la sua sagra di zombie da palcoscenico;
non pretendo l'orticello e il ruscello sotto casa ma nemmeno mangiare del cibo che sa di plastica e pagarlo a prezzi irragionevoli per i costi dell'imballaggio che poi sarà da smaltire mentre i paesi in cui quel frutto è stato prodotto non hanno nè cibo nè lavoro;
non voglio svegliarmi con la messa in piega perfetta e mio marito che scalda le nastrine nel forno, ma nemmeno voglio pensare che o lavoro o faccio un figlio, o faccio un figlio e lavoro per pagargli il nido;
non mi aspetto di andare al lavoro in bicicletta respirando l'aria dei campi di grano, ma nemmeno essere presa per il culo dall'atm pagata con le tangenti a craxi a cui adesso dobbiamo pagare le statue e le omonime piazze;
non mi aspetto lo stipendio al 27 del mese ma nemmeno sentirmi dire 'speriamo di poterla pagare presto'.
Capirete che sono triste. Esausta. Non mi sono mai sentita cosi nella mia vita.
Non vi chiedo risposte.
Vi chiedo di ispirarmi, perchè è creando che mi sono difesa per tutta la vita e adesso mi sento cosi debole.
Lynyrd Skynyrd, Gimme back my bullet.

3 commenti:
Devi metterti nella condizione 1) di creare, di poter creare liberamente, cosa che se te lo fanno fare sai fare bene e che ti fa stare bene; 2) di essere apprezzata da qualcuno che ne capisce e valutata per quello che sai fare.
Risposta: la Francia ti aspetta. Studia il francese, ma se ce l'hanno fatta Monicà (Bellucci), Carlà (Bruni) e Caterinà (Murino) tu farai un figurone: pensa che figo, sarai Lavinià. Verrò a trovarti a Parisci.
Pochi istanti prima di leggere il tuo post stavo fissando estasiato su corriere.it la foto di un'aurora boreale. Sin troppo facile associarla alla voglia di fuga...ma magari anche a Tromsø i controllori sono zelanti soltanto nell'accettare tangenti...
Ma io non voglio andarmene!!!
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