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giovedì 21 gennaio 2010

lavinietta as the alpha male




Quando un gruppo di gorilla è minacciato, il maschio dominante si alza in piedi e si batte il petto, muove le braccia e strappa rami dagli alberi che poi agita in aria, e "ruggisce", emettendo quello che è stato definito uno dei suoni più esplosivi della natura. Se l'intruso non abbassa lo sguardo (il guardare negli occhi è per i gorilla un comportamento di minaccia) o non si sottomette, il maschio carica e si ferma solo quando arriva a pochi centimetri dal nemico. In casi estremi, può anche afferrare o mordere lo sventurato. Secondo Dian Fossey, il miglior modo per evitare questo spiacevole trattamento - che può capitare anche a un intruso umano - è di distogliere lo sguardo dall'animale, di accucciarsi a terra, facendo finta di niente o meglio facendo finta di mangiare delle foglie. In ogni caso i conflitti veri e propri sono rari e comunque di breve durata. Nei pochi casi in cui il confronto è serio, la lotta ha lo scopo di stabilire una gerarchia, non certo di uccidere.
(Diane Fossey, Gorilla nella nebbia)


Io amo i primati di tutti i generi, si sa. Non quanto le balene ma più degli elefanti, che finiscono terzi nella graduatoria dei miei animali totemici. Mi sono anche informata sulla possibilità di tenere una scimmia in Italia, ma ho presto abbandonato l'idea e mi sono ripromessa che se mai vivrò in un paese adatto allo scopo, avviserò il circondario che mi farebbe piacere curare una scimmia per qualsiasi motivo non integrabile nel suo habitat naturale.

Diane Fossey era una pazza psichiatrica, ma è una delle mie eroine.

Ammetto anche che, qualche anno fa, cedendo al folle desiderio di incontrare scimmie oranghi e gorilla, sono andata allo zoo, a Londra. Seguendo il mio credo secondo cui tutto ciò che fanno gli inglesi è ben fatto, e scordando che sono colonialisti nell'anima (oltre che sbalestrati, visto che, ingannati dal mio aspetto, mi servirono di default il kids'menu)(il che spiega anche come mai, fino all'emergere della terza coppa C che mi porto in collo, mio padre tentasse in tutti gli alberghi americani di farmi passare per 12enne, visto che i bambini godono di notevoli sconti..)
Insomma arrivata al capanno dei gorilla ho capito una volta per tutte che non è un luogo comune: gli animali negli zoo soffrono indubbiamente. E vi giuro che i gorilla ti guardano in un modo che ti fa sentire in colpa.

Oggi, mi sento esattamente cosi e darei non so cosa per salire sul duomo, sentire il rumore dei miei pugni sul petto, e ruggire.

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